Sequestrato il raro pesce dragone può costare fino a 300mila euro

Era nell’acquario di un negozio, proprietario denunciato: rischia due anni di carcere e una maxi multa La specie è protetta perché a rischio d’estinzione. Controllo scattato dopo la soffiata di un cliente
SCURCOLA MARSICANA. Un pesce asiatico costosissimo e protetto dalla convenzione di Washington in un acquario all’ingresso di un super store di Cappelle dei Marsi, frazione di Scurcola Marsicana. È stato trovato dai militari del nucleo Cites del gruppo carabinieri forestale di Pescara. Ora il proprietario rischia fino a due anni di carcere e una multa fino a 150mila euro. L’esemplare invece può arrivare a costare anche 300mila euro.
Il pesce per tradizione viene regalato all’apertura di una nuova attività, come portafortuna. L’operazione è scattata a seguito alla segnalazione di un cliente. I carabinieri sono arrivati sul posto e hanno sequestrato il pesce che si trovava nell’acquario all’entrata dell’attività commerciale, che fa capo a una ditta commerciale di Scurcola Marsicana.
Si tratta di un esemplare di pesce dragone, specie inclusa tra quelle della convenzione di Washington.
Il responsabile della società, un 50enne di nazionalità cinese, residente ad Avezzano, è stato denunciato alla Procura per detenzione illecita di animale protetto.
I forestali del nucleo Cites hanno trovato nei locali dell’esercizio commerciale il rarissimo esemplare di Arowana asiatico dal nome scientifico Scleropages formosus Müller & Schlegel 1840. La specie è tutelata anche dalla legge 338 del 1997 in quanto in pericolo di estinzione a causa della rarefazione delle sue popolazioni, dovuta ai prelievi illegali in natura.
Il possesso di questa specie, il cui valore commerciale può arrivare anche a 300mila euro in base alle dimensioni e alla colorazione, nella tradizione popolare dell’Asia orientale è considerato beneaugurante e, pertanto, i suoi esemplari vengono regalati agli amici e parenti come portafortuna.
Il titolare del negozio non aveva la certificazione Cites obbligatoria per la detenzione dell’animale e non poteva quindi dimostrarne una provenienza legale. Il pesce è stato quindi sequestrato su disposizione della Procura e affidato in giudiziale custodia al proprietario in attesa del trasferimento in un acquario autorizzato a detenere esemplari vivi tutelati dalla convenzione di Washington. L’indagato, oltre a rischiare da sei mesi a due anni di carcere, sarà multato con ammenda da quindicimila a centocinquantamila euro. Le indagini proseguono per accertare come questo esemplare è stato introdotto sul territorio italiano.
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