Sequestri per 1 milione di euro a un altro furbetto del terremoto

Secondo la Finanza l’imprenditore ha percepito contributi pubblici attraverso false autocertificazioni E per la prima volta in 11 anni spunta il reato di malversazione nelle inchieste sulla ricostruzione
L’AQUILA. Nel panorama, abbastanza ricco, dei furbetti del post terremoto, se ne sono viste di tutti i colori ma la malversazione (impiego illecito o illegittimo di denaro o di beni mobili) mancava. A colmare il “vuoto” ci ha pensato la Guardia di finanza dell’Aquila che nell’ambito di una indagine sull’utilizzo dei fondi della ricostruzione (che, va ricordato sempre, sono pubblici anche quando vengono gestiti da privati) ha scoperto che parte dei soldi erano stati utilizzati non per ricostruire ma per fare altro.
Scava, scava sono venuti fuori anche altri comportamenti illegittimi e quando le carte sono finite in Procura il sostituto Fabio Picuti ha chiesto al giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella un decreto di sequestro di beni – per il valore complessivo tra beni mobili e immobili di un milione di euro – ai danni di un’impresa aquilana, il cui amministratore è indagato.
Le ipotesi di reato – secondo quanto accertato dalle Fiamme gialle – riguardano una serie di illeciti posti in essere dall’amministratore della società di costruzioni, finalizzati – sempre secondo la Guardia di Finanza – a «percepire indebitamente contributi pubblici destinati alla ricostruzione post sisma e al loro effettivo utilizzo».
Dalle carte dell’inchiesta emerge che l’impresa – di cui la Finanza ha reso note solo le iniziali, I.M. srl (non ha nulla a che vedere con l’omonima ditta aquilana I.M. costruzioni srl di I.M. di anni 54 anni come precisa l’avvocato Mauro Chinnici) – per incassare gli importi relativi allo stato avanzamento lavori (Sal) di un immobile che si trova all’Aquila, attraverso l’amministratore aveva autocertificato «l’esatto adempimento degli obblighi previsti dalla normativa relativa al pagamento dei fornitori».
Dall’esame della documentazione, nonché dall’attività di indagine degli investigatori, è emerso non solo che le dichiarazioni presentate dall’imprenditore (le iniziali sono E.R. di 41 anni) erano false (in quanto non tutti i fornitori erano stati pagati) ma anche che parte dei fondi pubblici percepiti dalla società era stata immessa nel patrimonio della società e illecitamente distratta (in poche parole usata per altri scopi).
La correttezza delle dichiarazioni da allegare alla richiesta del pagamento dei Sal è fondamentale per la liquidazione e anche da parte del Comune (che materialmente paga i Sal) c’è grande attenzione su questo aspetto.
Infatti, spesso sono i fornitori e i subappaltatori che devono attendere a lungo per vedersi pagare le fatture. Le attività investigative svolte dai militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza hanno quindi fatto emergere l’illecita condotta dell’imprenditore finito nei guai per i reati di «indebita percezione di erogazione a danno dello Stato» e appunto di «malversazione». L’emissione da parte dell’autorità giudiziaria del provvedimento di sequestro preventivo dei beni mobili ed immobili riconducibili all’indagato e alla stessa società chiamata in causa, è stata fatta in base principio della «responsabilità degli enti per illecito amministrativo dipendente da reato».
L’indagine si inquadra in tutta una serie di attività che la Guardia di finanza fa «a tutela del bilancio dello Stato e a presidio del corretto impiego dei fondi pubblici in un settore molto importante come quello della ricostruzione» un’attività che va avanti ormai da anni e che spesso ha portato all'individuazione di illeciti su diversi fronti anche, per esempio, su quello delle indebite percezioni di fondi riservati all'assistenza, dal contributo di autonoma sistemazione al diritto o meno di avere un alloggio provvisorio.
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