Sergio Dompé: «Così all’Aquila raddoppieremo la produzione»

26 Aprile 2023

L’azienda festeggia il trentennale e il presidente esecutivo illustra le prossime strategie di sviluppo  «Ci sono tre progetti, puntiamo a consolidarci come maggiore centro italiano per le proteine biotech» 

L’AQUILA. Lo stabilimento farmaceutico Dompé dell’Aquila, che quest’anno festeggia i 30 anni di attività, punta forte sulle biotecnologie (col raddoppio della produzione). Lo sottolinea Sergio Dompé, presidente esecutivo con funzioni di ceo della Dompé farmaceutici, in una intervista al Corriere della Sera. Affiancato dalla figlia Nathalie, amministratrice delegata sia della società industriale sia della controllante Dompé Holdings, l’imprenditore sta accelerando con i farmaci innovativi. «Una transizione generazionale ordinata», sottolinea Sergio Dompé al Corsera. Evidenziando che nell’azienda familiare, per ora, «non è allo studio alcuna apertura di capitale, né attraverso la Borsa né con l’ingresso di investitori».
I RICAVI RECORD
DAL 2018 al 2022
Dompé ha avuto un’impennata dei ricavi in cinque anni. È passata dai 260 milioni del 2018 ai 776 del 2022 e per quest’anno prevede di sfiorare il miliardo. Dietro la lievitazione, più che i farmaci da banco come l’Oki, che pure vendono bene anche all’estero, c’è «il biotech che ormai copre il 72% dei ricavi».
LA PROTEINA
DELLA MONTALCINI
Questa crescita si deve in particolare a una proteina, la Ngf, Nerve Growth Factor, che rigenera i nervi dell’occhio. Detta “proteina della Montalcini” – la scienziata che la scoprì vincendo il Nobel per la medicina insieme a Stanley Cohen – si usa contro la cheratite neurotrofica, che può portare alla cecità e fino al 2017 non aveva cure. È alla base del collirio con il principio attivo cenegermin, il farmaco di maggior successo dell’azienda: «La prima proteina biotech utilizzata per via topica», sottolinea Sergio Dompé. Lo sviluppo clinico per applicazioni terapeutiche iniziò proprio in Dompé. Approvato nel 2018 anche dall’Fda negli Usa, il collirio a base di cenegermin ha trainato la corsa della Dompé farmaceutici a partire dagli Stati Uniti, affidati alla guida di Nathalie, quarta generazione. È con l’estero che il cenegermin è cresciuto e proprio all’estero è dovuta gran parte dell’incremento del fatturato. «Quest’anno contiamo di arrivare ai 750 milioni di euro di export: il 75% dei ricavi, l’anno scorso era il 72%. L’Ngf ci sta trainando, una grandissima soddisfazione», evidenzia Dompé. Che ha in cantiere altri farmaci biotech: in particolare un’altra proteina, i cui studi clinici sono attesi fra un paio di mesi.
IL FUTURO
DELL’AQUILA
«Abbiamo tre progetti in pipeline», dice Dompé. Tutti all’Aquila, nello stabilimento con due bioreattori, dove «abbiamo raddoppiato la produzione dal 2019 e prevediamo di raddoppiarla ancora entro il 2025». Anche la proteina Ngf esce dallo stabilimento dell’Aquila, l’unico di Dompé. «Ci piacerebbe che il nostro impianto abruzzese si consolidasse come il centro italiano maggiore per la produzione di proteine biotech», dice Dompé.
LO STORICO
COMPLEANNO
Inaugurato nel 1993 da Rita Levi Montalcini con l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, il polo produce tutti i farmaci Dompé distribuiti nel mondo, da quelli da banco ai biotech per le malattie rare e orfane.
L’APPELLO
A INVESTIRE
«Sono stato tra i primi a fare biotech in Italia», conclude l’imprenditore, «il mio sogno, oltre che trovare una cura per una malattia orfana, era vendere la tecnologia italiana agli Usa. Ci siamo riusciti, ma come Paese possiamo fare di più. Sono un italiano che ama il proprio Paese e l’Europa a livello quasi patologico ma sull’innovazione, nonostante le potenzialità, l’Italia è rimasta indietro. Per vedere valorizzate le proprie invenzioni, le nostre aziende oggi devono andare negli Usa. Come per il Covid, bisogna dichiarare tre o quattro obiettivi e poi su quelli i governi lavorano con maggiore intensità». L’importante «è che ci sia allineamento d’interessi».