Servizi sociali, il Comune contro la Regione

27 Novembre 2016

L’assessore: in base alle nuove linee guida i costi saranno insostenibili soprattutto per gli asili nido

L’AQUILA. «Apprendiamo con preoccupazione che la giunta regionale ha approvato le linee guida per la compartecipazione degli utenti ai servizi sociali e socio-sanitari. In sostanza, il documento stabilisce la gratuità del servizio per gli utenti con un Isee inferiore a 8mila euro, mentre prevede l’obbligo di pagamento, in misura variabile, per tutti coloro che abbiano Isee superiore a tale soglia minima. Inoltre, chi detiene un Isee superiore a 36mila euro, dovrà pagare l’intero costo del servizio».

Lo dichiara l’assessore alle Politiche sociali Emanuela Di Giovambattista. «Tra i servizi soggetti a compartecipazione ci sono anche i servizi per la prima infanzia, cioè gli asili nido, sui quali le nuove disposizioni possono incidere in modo particolarmente negativo. Già è anacronistico continuare a considerare i servizi per la prima infanzia come servizi sociali, piuttosto che servizi educativi come, peraltro, previsto dalla riforma sulla Buona scuola. La cosa più preoccupante è che, in base all’atto programmatico della Regione, il Comune dell’Aquila e tutti i comuni abruzzesi, saranno costretti a far pagare fino a mille euro al mese (100% del costo), alle famiglie con Isee superiore a 36mila euro, e cifre proporzionalmente altrettanto elevate per le famiglie che si collocano nelle fasce Isee intermedie (8mila-36mila euro). La conseguenza ovvia, oltre al disagio per gli utenti, è che la maggior parte di queste famiglie abbandoneranno il servizio pubblico verso soluzioni meno onerose. Ciò pone a serio rischio la coesione e l’inclusione sociale, con la formazione sul territorio da un lato di servizi (pubblici) a cui si rivolgeranno prevalentemente famiglie fragili e con basso reddito, dall’altro servizi a cui si rivolgeranno prevalentemente famiglie con medio e alto reddito. Una grave contraddizione, visto che i servizi educativi sono chiamati in primis ad appianare le differenze sociali, non ad aggravarle, e hanno la finalità di contribuire alla crescita educativa e relazionale dei bambini, per la quale la “differenza” rappresenta un cardine importante. Già lo scorso anno siamo stati costretti ad adeguarci alla legge, armonizzando le tariffe degli asili nido alle soglie Isee e aumentando i costi per le famiglie. Non siamo disposti a gravare ulteriormente su di loro. Chiediamo pertanto alla Regione e all’assessore alle Politiche sociali di invertire la rotta, stralciando i servizi per la prima infanzia dal regolamento e lasciando la possibilità all’ente locale di autodeterminarsi in tal senso».