Sessanta parroci per il compleanno dell’80enne Molinari

12 Gennaio 2018

Messa a Pettino, poi l’arcivescovo emerito soffia sulla torta L’omelia: «Amo immensamente la Chiesa dell’Aquila»

L’AQUILA. La cerimonia religiosa era stata organizzata per gli ottanta anni di monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo dell'Aquila dal 1998 al 2013. Ma alla fine è diventata la festa di tutta la Chiesa aquilana che ieri mattina a Pettino si è mostrata più unita che mai.
Al fianco di Molinari, che ha celebrato la santa messa, c’erano l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi e il vescovo, nunzio apostolico, Orlando Antonini. Con loro una sessantina di parroci della diocesi. È stata una bella immagine quella di vescovi, sacerdoti e semplici cittadini (nessun politico), tutti insieme non solo a celebrare ma anche a condividere la “gioia” per l’ottantesimo compleanno (tecnicamente il “genetliaco”) dell’arcivescovo del terremoto.
La cerimonia è stata ancora più significativa perché in questi ultimi anni, parlando della diocesi, spesso sono state sottolineate, a torto o a ragione, le differenze tra la gestione Molinari (per un periodo affiancato dall’ausiliare monsignor Giovanni D’Ercole) e quella attuale di Petrocchi. Che i problemi ci siano stati e ci siano è difficile negarlo, ma il messaggio che è partito ieri dalla chiesa di San Francesco di Pettino è che la Chiesa aquilana vuole essere soprattutto forte punto di riferimento spirituale per una città che stenta a rialzarsi dalla tragedia del terremoto.
Nell’omelia, Molinari ha voluto ringraziare per primi proprio i sacerdoti «per quello che mi avete insegnato e donato». Rivolto a Petrocchi ha espresso la gratitudine perché «ha tanto desiderato sottolineare questo giorno del mio compleanno con questo momento di fraternità e preghiera. Lo ringrazio anche per tutto quello che ha fatto e sta facendo con generosità, con ammirevole tenacia, con tanta carità pastorale per questa nostra città e per tutta la Chiesa dell’Aquila. Io amo immensamente questa Chiesa dove sono nato e nella quale sono tornato come vescovo».
Molinari, dopo aver salutato i suoi familiari presenti alla celebrazione e le suore Ferrari che hanno animato con i canti la messa, ha ricordato i tanti incontri che ha avuto nella sua vita sacerdotale (l’ordinazione è del 1962) e poi, citando Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco passando per Silone e altri scrittori e teologi, ha tratteggiato la sua esperienza di fede facendo anche un riferimento commosso alla tragedia del sisma del 2009 e alle tante ferite ancora aperte. Alla fine della celebrazione è intervenuto l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi che ha subito evidenziato la sua amicizia «paterna» con Molinari, amicizia che risale a prima della sua nomina all’Aquila «e tengo molto a questa comunione con lui». Petrocchi ha parlato di Molinari come di «un uomo capace di volere bene, di grande cultura, sensibile all’arte e aperto quindi al tema della bellezza. Se dovessi ricorrere a un’immagine per definire Molinari disegnerei un grande cuore e dentro metterei il Duomo che è la casa della Chiesa e la piazza che accoglie tutti senza distinzioni. Nel contesto della vicenda del terremoto Molinari l’ho visto come l’uomo dei dolori, colui cioè che ha preso su di sé il dramma di tutta una città».
Il riferimento al Duomo non è sembrato casuale. La sua mancata ricostruzione è la vera spina nel fianco dell’arcivescovo Petrocchi. Alla fine un pranzo comunitario e la classica torta hanno completato la festa di compleanno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA