Sesso con una minore, condannato a 5 anni

Sentenza della Cassazione per i fatti avvenuti nell’Alto Sangro. L’inchiesta partì da Sulmona nel 2013
SULMONA. Dietro la figura rassicurante dell'amico di famiglia si nascondeva un molestatore. Questa è l'accusa che ha portato un 59enne residente in Alto Sangro alla condanna definitiva, pronunciata dalla Corte di cassazione, a cinque anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali per tremila euro, all’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di cinque anni e al risarcimento della persona offesa da liquidarsi in sede civile. L'uomo avrebbe posto in essere atti sessuali con una ragazzina di 14 anni. Le sue richieste, infatti, sarebbero andate ben oltre l'affetto che un adulto può dimostrare ad una bambina con parole e gesti.
I fatti risalgono al 2011 e al 2012 e sarebbero stati commessi tra Sulmona ed Avezzano. L’imputato, secondo l’accusa, avrebbe commesso atti sessuali nei confronti della minore, approfittando dell’amicizia verso i genitori della stessa e della conseguente possibilità di frequentarsi nelle rispettive abitazioni, stringendola fortemente a sé, baciandola sulle labbra, raccontandole barzellette a sfondo erotico con la promesse di fargliele «vedere reali», descrivendo e minacciando atti sessuali, toccandosi i genitali in presenza della ragazzina che sarebbe stata invitata anche ad esercitare autoerotismo.
Una storia raccapricciante e dai contorni preoccupanti che è finita sul tavolo della magistratura nell’ottobre 2013 dopo la denuncia della piccola e della famiglia alla squadra anticrimine del commissariato di Sulmona, coordinata all’epoca dal sostituto commissario Daniele L’Erario. Una situazione straziante per la bambina che non riusciva più a reggerne il peso tanto da desiderare di liberarsi di quella cosa agghiacciante che la riguardava.
I giudici capitolini hanno parzialmente riformato la sentenza di secondo grado, annullando l’attenuante della minore gravità e rimandando alla Corte d’appello di Perugia per le determinazioni sulla circostanza. Il castello accusatorio ha retto in tutte le sedi giudiziarie anche se c’è da aspettare per l’esecuzione della pena dal momento che la Corte d’appello di Perugia si dovrà esprimere sulla circostanza della minore gravità. La famiglia è stata assistita in giudizio, come parte civile, dall’avvocato Alessandro Tucci. (d.ver.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

