Sfilano le donne vestite di rosso: «Basta violenze, barbarie sociale»

Il Centro che aiuta mogli e compagne ha accolto 700 richieste d’aiuto in diciassette anni di attività La fondatrice Giannangeli: «Sarebbe ora che in questo Paese fossero gli uomini a intervenire»
L’AQUILA. «La violenza sulle donne è una intollerabile barbarie sociale ed è arrivato il momento di dire basta». Con una maglietta rossa con la scritta #iononsonocarne, le donne dell’Aquila sono scese in piazza per un sit-in di protesta. Dopo essersi ritrovate a piazza Palazzo, vicino alla panchina rossa contro la violenza sulle donne, i manifestanti, tenendosi per mano, sono arrivati ai Quattro cantoni dove ci sono stati i primi interventi.
La prima a prendere la parola è stata Eva Fascetti, ex consigliere comunale del Pd. «La violenza sulle donne è una barbarie sociale che sta toccando vertici inimmaginabili», ha detto, «la violenza contro le donne può toccare ognuna di noi, è un problema di tutte e bisogna quindi ripartire dalle istituzioni, dalla scuola e dal governo. È necessario mettere in campo dei meccanismi di tutela veloci ed efficaci, come l’aiuto verso chi denuncia la violenza. Non si possono aspettare mesi per avere un controllo sotto casa delle donne che hanno denunciato. Perché poi quando arriva il morto significa anche lasciare una famiglia, dei figli, senza madre e con il padre in prigione. Quando una donna dice no», ha concluso l’esponente delle donne democratiche Pd, «deve essere no».
Subito dopo ha preso la parola Mariaelisa Serone D’Alò, responsabile delle politiche per la parità e i diritti del Partito democratico abruzzese.
Il gruppo dei manifestanti si è quindi spostato a piazza Regina Margherita. Qui sono intervenute Simona Giannangeli e Valentina Valleriani, due delle donne che 17 anni fa hanno creato il Centro antiviolenza. «Un centro che opera in maniera costante e che in questi anni ha accolto circa 700 donne», ha detto Giannangeli, «il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno contro la violenza maschile, e noi cerchiamo di far applicare e rispettare tutto quello che è stato scritto su quel foglio di carta. Perché non siamo solo carne, non siamo territori da conquistare o oggetti da possedere. Oltre alle donne», ha proseguito Giannangeli, capogruppo in consiglio comunale di L’Aquila coraggiosa, «sarebbe ora che in questo Paese fossero gli uomini a prendere la parola contro i loro simili che ancora si avvalgono della violenza fisica, economia e psicologica per definire il loro rapporto col mondo femminile».
Ricordando anche che in Italia quest’anno, fino a oggi, sono state uccise 79 donne.
La manifestazione si è conclusa con l’intervento di Rita Innoncenzi e Nello Avellani, segretario dell’Unione comunale del Partito democratico dell’Aquila. Per quanto riguarda la Casa delle donne nella ex sede dell’Orfanatrofio, a fianco della basilica di Collemaggio, Simona Giannangeli ha spiegato che «al momento non abbiamo idea di come stiano precedendo i lavori di ristrutturazione. Ci siamo andate di recente, ma non siamo riuscite a capire se i lavori sono in corso».
Attualmente la Casa delle donne si trova in una sede provvisoria in via Angelo Colagrande, nella zona nord dell’Aquila. Anni fa il Comune e il Provveditorato alle Opere pubbliche avevano firmato la convenzione per la realizzazione della Casa delle donne definitiva con 3 milioni di euro della legge ex Carfagna.
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