Si decide a Roma sulla realizzazione del metanodotto

Lolli ribadisce il diniego della Regione: parere vincolante L’associazione Orsa pro natura: tutti uniti per dire no
SULMONA. Giornata decisiva oggi per il progetto di centrale e metanodotto Snam. Fissata per questa mattina a Roma la conferenza dei servizi sull'impianto di Case Pente, la zona verde alle spalle del cimitero sulmonese. Nell’incontro, convocato dal viceministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti, potrebbe arrivare il via libera definitivo al progetto di lungo corso della multinazionale del gas. Ma la Regione è pronta a bloccare tutto, ribadendo un secco no al progetto, non essendo riuscita a ottenere la revoca dell’appuntamento. «Saremo fermi sul diniego assoluto all’opera», annuncia il vicepresidente Giovanni Lolli, «Ribadiremo il nostro no, già contenuto nella negazione dell’intesa Stato-Regione, che di certo non potrà essere scavalcato». Secondo Lolli, dunque, la conferenza dei servizi dovrebbe bloccarsi col no della Regione. «Una volta espresso di nuovo il nostro rifiuto», continua il vicepresidente, «i funzionari non potranno fare altro che recepirlo e bloccare l’iter autorizzativo del progetto. A quel punto il Governo potrà evocare a sè la questione, dovendo riunire il consiglio dei ministri. Si tratta, dunque, di procedure piuttosto lunghe che ci daranno tutto il tempo di lavorare sulle alternative». Secondo Lolli la centrale con relativo gasdotto che la Snam vorrebbe realizzare a Case Pente, vicino al cimitero di Sulmona, cozzerebbe con la vocazione turistico-naturalistica su cui la Regione ha deciso di scommettere in Valle Peligna. Il progetto di lungo corso prevede una centrale del gas da 75 bar con relativo gasdotto, in un'area di 12 ettari a pochi passi dal cimitero sulmonese. Tre i turbocompressori previsti, da 11 megawatt l'uno e da 25 metri per 12, alti 10; oltre a tre caldaie e un camino di 14 metri. Discorso più complesso per il metanodotto Sulmona-Foligno, uno dei 5 tronconi della Rete Adriatica, che dovrebbe correre lungo 168 chilometri, attraversando tre regioni (Abruzzo, Umbria e Lazio) e 20 Comuni solo in Abruzzo. L'iter della Snam risale al 2004, quando dopo l'ottenimento di un primo requisito di pubblica utilità (poi scaduto), il procedimento è andato avanti a grandi passi. Fino all'avvio della fase istruttoria del 5 agosto 2010 e del decreto ministeriale del 7 marzo 2011, con cui i ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali hanno detto sì a centrale e metanodotto. A cui è seguito il decreto di pubblica utilità del ministero dello Sviluppo economico del 29 giugno 2011. La prima battuta d’arresto è arrivata con la risoluzione contraria del 26 ottobre dello stesso anno da parte della commissione Ambiente della Camera, cui si sono aggiunte le due successive della Regione.
Infine il no della conferenza regionale dei servizi del 15 febbraio del 2013, quello dell’Arta del giorno prima e quello della mancata Autorizzazione integrata ambientale (Aia) della settimana successiva. Infine, a luglio è arrivato anche il no della giunta D’Alfonso. Intanto, Maria Clotilde Iavarone dell'associazione Orsa pro natura peligna invita con una lettera aperta gli enti locali a partecipare all'appuntamento di oggi per un no corale.
Federica Pantano
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