Si ferisce con la lametta, salvata in tempo

Giovane finisce nella morsa del “gioco” della balena. L’amica racconta tutto ai carabinieri. Indagini nel giro degli amici
TAGLIACOZZO. Finisce nel vortice dell’horror-game che sta suscitando preoccupazione in tutto il mondo. Una ragazza marsicana di 19 anni è stata scoperta, dopo la denuncia di un’amica, a praticare il gioco della balena blu, il cosiddetto Blue Whale, che l’ha portata a ferirsi con una lametta. Ora i carabinieri, intervenuti a casa della 19enne indagano per istigazione al suicidio.
Ad avvisare i militari dell’Arma è stata un’amica della ragazza che, sotto il peso e l’angoscia del segreto scoperto, ha chiamato il 112 raccontando ai carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo di una coetanea che aveva cominciato ad assumere atteggiamenti e comportamenti strani, fino a mostrarle il disegno di una balena incisa con una lametta sul palmo della mano. Dopo i primi attimi di smarrimento su come agire, poi l’amica si è decisa a raccontare tutto. I carabinieri sono immediatamente intervenuti sul posto e hanno accompagnato subito la ragazza al pronto soccorso per gli accertamenti. È stata comunque dimessa poco dopo.
La giovane, interrogata dai carabinieri, ha inizialmente negato e minimizzato i fatti, per poi riferire di essere venuta a conoscenza, consultando il web, di quel “gioco on line” comunemente noto con il nome di Blue Whale, e di aver tentato di fare alcune prove, tra cui proprio l’infliggersi con una lametta il disegno raffigurante una balena sul palmo della mano sinistra.
Il fenomeno, secondo le indagini, sta prendendo piede anche nella Marsica sempre attraverso alcuni social, e punta a far leva sulla debolezza di adolescenti e giovani a cui vengono richieste prove del tutto assurde e dalle conseguenze gravissime, anche letali. Le uniche sentinelle realmente attive, in queste circostanze, dovrebbero essere proprio parenti e amici. Ma ciò, purtroppo, spesso non accade. Basti pensare che dei 130 suicidi tra il novembre del 2015 e l’aprile del 2016 avvenuti in diverse città russe da collegare a questa pratica, i genitori non si sarebbero accorti di nessun cambiamento nel comportamento dei propri figli prima del suicidio. Ora sono in corso indagini per verificare i contatti e le relazioni della ragazza, al fine di individuare partecipanti e istigatori di questa assurda pratica erroneamente definita “gioco”. Non si esclude che nella vicenda possano essere coinvolti altri ragazzi, compagni della giovane marsicana. In quel caso potrebbero essere riscontrate anche responsabilità, nell’episodio, da parte di terze persone. Quello avvenuto nella Marsica è solo l’ultimo di una serie di casi registrati in Abruzzo.
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