Sigilli a tredici tonnellate di spinaci Indagini sugli otto avvelenamenti

8 Ottobre 2022

Prodotto finito in Campania e commercializzato da un’azienda di Luco. Si attende l’esito delle analisi L’Asl: «Situazione sotto controllo». Confagricoltura: «Azzardato fare accostamenti con il Fucino»

AVEZZANO. Duemilasettecento cassette di spinaci, per un totale di 13 tonnellate, sono state bloccate in un’azienda agricola di Luco dei Marsi per accertare se il prodotto risulta contaminato da foglie di mandragora (o erba del diavolo), velenosa, con proprietà allucinogene, simile nell’aspetto agli spinaci o alle biete responsabile dell’intossicazione di almeno otto persone in provincia di Napoli. I sintomi vanno da nausea, vomito, problemi intestinali, secchezza delle fauci e difficoltà a urinare per intossicazioni leggere fino ad allucinazioni, delirio e tachicardia. Per la Asl «la situazione è sotto controllo».
IL CONTROLLO
I carabinieri del Nas di Pescara sono arrivati nel Fucino per prelevare campioni di spinaci in una azienda agricole a Luco dei Marsi. Controlli precauzionali, ovviamente. Nel corso delle verifiche, eseguite attraverso riscontri documentali, acquisizioni di informazioni e vaglio di documentazione commerciale e operativa, è emerso che l’azienda agricola di Luco ha commercializzato a una società di Volla (Napoli) sei bancali di spinaci, della varietà sioux, pari a 1.153,84 chilogrammi definendoli «prodotto grezzo da lavorare». L’autorità competente, individuata dal servizio della Asl 1 Abruzzo, intervenuta sul posto, ha proceduto al prelievo di un campione rappresentativo di spinacio a foglia varietà sioux, del medesimo lotto oggetto d’indagine, per la ricerca di alcheloidi e tipizzazione di mandragola. Il personale sanitario ha inoltre proceduto al blocco ufficiale di 2.700 cassette di spinacio a foglia, sempre appartenenti allo stesso lotto venduto alla società campana, per un ammontare complessivo di circa 13.500 chilogrammi. In attesa dell’esito delle analisi, di pertinenza dell’azienda agricola, il valore complessivo del prodotto vincolato è stato stimato in circa 9mila euro. Il Nas di Pescara ha proceduto a informare anche la Procura.
LE INDAGINI
Gli intossicati si sono rivolti all’ospedale di Pozzuoli. Si tratta di otto persone, appartenenti a tre distinti nuclei familiari, con sintomi riconducibili a un’intossicazione da mandragora. Uno dei pazienti, M.F., 44 anni, di Quarto, è stato trasferito all’ospedale di Giugliano in Campania dove si trova ricoverato in prognosi riservata. Ai militari hanno riferito anche di aver acquistato la verdura in alcuni supermercati e frutterie di Quarto, Pozzuoli e Monte di Procida. Le indagini, andate avanti anche con il supporto del Nas di Napoli, hanno consentito di risalire alla filiera di distribuzione dei prodotti contaminati.
CONFAGRICOLTURA
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente di Confagricoltura L’Aquila, Fabrizio Lobene. «È azzardato e fuorviante affermare che i fenomeni di intossicazione dopo il consumo di spinaci contaminati da mandragora siano da attribuire alle aziende produttrici di spinaci che operano nella nostra piana», afferma Lobene, «i nostri agronomi sono concordi nell’affermare che questa pianta non sia diffusa nel nostro areale. Tuttavia, per maggiore tranquillità di tutti, abbiamo contattato il professor Fabio Stagnari, coordinatore del corso di laurea in Intensificazione sostenibile delle produzioni ortofrutticole di qualità dell’Università di Teramo, con sede distaccata di Avezzano, per verificare l’effettiva assenza di questa pianta nei nostri territori. Stagnari si è impegnato a coinvolgere l’istituto di botanica dell’Università dell’Aquila».
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