«Sigle o faccine? Non stravolgiamo l’italiano»

Intervista al linguista Sabatini: «Latino e greco non sono materie morte» Prosegue l’iniziativa del Centro in collaborazione con l’istituto di Avezzano
AVEZZANO. «La lingua italiana è dentro di te, ti appartiene. Impara a conoscerla e ad usarla pienamente, come fosse un organo del tuo corpo». È una delle riflessioni sul valore della lingua del linguista Francesco Sabatini, che ieri pomeriggio ha tenuto una conferenza nell’Aula magna del liceo Classico Torlonia, alla presenza della preside Annamaria Fracassi e del professor Francesco Letta. Questa mattina il filologo prenderà parte a un seminario di studio al Teatro dei Marsi.
Lei è originario di Pescocostanzo. Pur essendosi trasferito giovanissimo per terminare gli studi a Roma, si sente ancora legato a queste terre?
«Sì, ho vissuto lì la mia infanzia ed anche due anni durante la guerra, quando il paese fu occupato e devastato dai tedeschi. Ci torno tutti gli anni e lo considero anche un luogo colmo di storia».
Com’è nato il suo amore per la lingua italiana e cosa l’ha spinta ad intraprendere questo percorso, che l’ha portata al difficile compito di presidente dell’Accademia della Crusca per ben otto anni?
«Indipendentemente dall’essere stato presidente onorario dell’Accademia della Crusca, credo che ognuno debba interessarsi alla lingua del proprio Paese, a prescindere dall’essere specialisti della materia o meno. Essa è strumento cognitivo per ognuno di noi, è indispensabile e fa parte della vita quotidiana».
Da tempo conduce una celebre rubrica televisiva, “Pronto soccorso linguistico”, nel programma Mattina in famiglia. Qual è il bilancio di quest’esperienza?
«Il bilancio è sicuramente positivo, poiché mi permette di entrare in contatto con l’intera comunità nazionale, attraverso le domande che mi pongono ogni domenica e ciò è anche interessante, perché capisco con quanta partecipazione la popolazione italiana mi segue».
Dal libro “Un italiano vero”, di Giuseppe Antonelli, da poco pubblicato, si evincono i grandi cambiamenti che l’italiano sta subendo tra sigle, parole inglesi, neologismi ed emoji. Pensa che questa metamorfosi produca un miglioramento o un peggioramento?
«Sostengo che questo cambiamento sia imposto dalla nostra realtà contemporanea e dallo sviluppo della società. Non possiamo poi impedire i contatti sociali con gli altri popoli; tuttavia non bisogna stravolgere la nostra lingua madre, dobbiamo saper contenere e guidare il suo sviluppo».
Nel corso della sua carriera ha ricevuto molti riconoscimenti, come la medaglia d’oro ai Benemeriti della scuola della cultura e dell’arte nel 1983. Qual è stato il più rilevante?
«Sarebbe impossibile fare una graduatoria, questi riconoscimenti sono segni del fatto che le istituzioni e la società effettivamente notano che si sta facendo qualcosa di importante per il bene sociale. Sono tutti molto significativi».
In Italia l’insegnamento della lingua viene svolto correttamente? Cosa consiglia ai docenti?
«Nelle scuole vengo a discutere spesso con i docenti riguardo tale problematica: l’approfondimento della lingua dovrebbe essere perenne e avrebbe bisogno di basi più solide. Mi piace rifarmi alla celebre frase di un poeta, Mario Luzi: la lingua è dentro di te, tu sei tra le sue braccia».
Sono ben 817 ad oggi le scuole ad aver partecipato alle Olimpiadi di italiano, quali sono secondo lei le ragioni di questo successo?
«Lo considero un segno molto positivo, i ragazzi vogliono misurarsi, confrontarsi e magari anche vincere (ride). Il fatto che lo facciano per l’italiano è la conferma che l’importanza della lingua li ha raggiunti».
Come motiverebbe e cosa consiglierebbe ad un ragazzo che volesse intraprendere gli studi classici?
«Penso che prima di tutto sono necessari stimoli e spinte interiori per intraprendere studi del genere. Lo studio del latino e del greco, sebbene debba essere rivisto nei metodi, è necessario, poiché è la base di molti idiomi europei. È dallo studio di queste lingue, che chiamano morte, che possiamo capire meglio quelle vive».
Bianca Cianciusi
Davide Di Leonardo
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Vincenzo Salutari
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