Silveri: intesa con Teramo decisiva per il San Salvatore

Il manager: il numero di abitanti ci penalizza, ma sono altri i nostri vantaggi perché abbiamo macchinari all’avanguardia e nuovi Delta chirurgico e medico
L’AQUILA. Non è affatto scontato che il San Salvatore ottenga il riconoscimento di ospedale Hub, sigla poco interpretabile dai più, che equivale a presidio di eccellenza.
Lo hanno testimoniato le tante incongruenze emerse durante il consiglio comunale dedicato alla sanità aquilana. E neppure il manager della Asl, Giancarlo Silveri, che ha ormai i mesi contati ed è deciso a lasciare l’incarico «al massimo entro dicembre», si sbilancia più di tanto. Perché certezze, al momento, non ce ne sono. La scelta, più politica che programmatica, sarà appannaggio esclusivo della Regione.
E in assenza di numeri adeguati (occorre un bacino di utenza di almeno 600mila abitanti per un ospedale di secondo livello), L’Aquila potrebbe ritrovarsi penalizzata. O scegliere l’alleanza con Teramo, dividendo equamente le specialistiche. Ne abbiamo parlato con Silveri.
Direttore, si profila una battaglia dura per evitare che il San Salvatore sia ridotto ad un piccolo presidio sanitario di provincia. Lei come vede il futuro dell’ospedale aquilano?
«Credo che il San Salvatore abbia tutti i requisiti per ambire al massimo riconoscimento, nell’ambito del piano di riorganizzazione che la Regione andrà a definire. Ha strutture fisiche idonee, con il Delta chirurgico ormai terminato e il Delta medico in via di ultimazione, macchinari e attrezzature per la diagnostica all’avanguardia e una serie di eccellenze che lo rendono adeguato. Ma ci sono anche parametri che giocano a sfavore. Mi riferisco al numero di abitanti, che per gli ospedali Hub non può essere inferiore a 600mila residenti».
L’alternativa, per evitare il declassamento, qual è?
«L’ipotesi più plausibile è quella di creare, in Abruzzo, due grandi plessi: L’Aquila- Teramo e Chieti-Pescara, da non confondere con le Asl, secondo la formula degli ospedali riuniti, con una divisione delle specialistiche. È certo che stanno cambiando le linee di indirizzo: la sanità moderna guarda ad una minore ospedalizzazione a vantaggio della medicina sul territorio».
A sei anni e mezzo dal sisma del 2009, il San Salvatore non è ancora stato completamente ricostruito. Cosa manca?
«Siamo in dirittura d’arrivo. A settembre inaugureremo il Delta chirurgico, che è già pronto. Vi confluiranno tutte le chirurgie, urologia, maxillo-facciale, trapianti, oculistica e il reparto materno-infantile. Un recupero strutturale che coinciderà con la riattivazione di altri 160 posti letto. Si tornerà alle 400 degenze previste nel piano sanitario, contro le 368 attive oggi».
E l’ultimo tassello, il Delta medico?
«Entro un anno sarà pronto. I lavori, dopo i ritardi a causa del contenzioso con la ditta, sono finalmente partiti. La riattivazione del Delta medico consentirà al San Salvatore di tornare a pieno regime anche in termini strutturali».
Sarà lei a tagliare il nastro?
«Non credo. Il mio mandato arriverà, al massimo, a dicembre. Ma non è escluso che possa lasciare prima. È certo che continuerò a seguire con oculatezza e attenzione tutti i delicati passaggi dei prossimi mesi, che vedranno la riorganizzazione della sanità al centro del dibattito regionale».
Monica Pelliccione
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