Sindaco beve acqua minerale della Sponga, denunciato

12 Maggio 2018

La società Santa Croce, ex concessionaria della sorgente, segnala il primo cittadino per peculato e abuso alla procura di Avezzano

CANISTRO. La società Santa Croce ha presentato una denuncia per peculato e abuso di ufficio alla procura della repubblica di Avezzano (L'Aquila) nei confronti di Angelo Di Paolo, sindaco di Canistro (L'Aquila), con l'accusa di utilizzare senza autorizzazione l'acqua minerale della sorgente Sant'Antonio Sponga, «per usi domestici nella sua abitazione, e in quella di suoi parenti stretti, per di più mediante condutture abusive che partono dalla vasca di calma di proprietà della società». Lo rende noto la società Santa Croce, che era concessionaria della sorgente di acqua minerale Sant'Antonio Sponga di Canistro prima della revoca dalla Regione nell'ambito di un serrato e lungo contenzioso ancora in corso. La Santa Croce, proprietaria dello stabilimento di Canistro, è tornata a imbottigliare con la più piccola sorgente Fiuggino. L'acqua minerale della sorgente più grande finisce invece da circa due anni nel fiume Liri, a causa dello stallo del bando del 15 dicembre 2016 che ha portato finora alla sola aggiudicazione provvisoria al gruppo nazionale Norda. La nuova iniziativa giudiziaria fa seguito ad un duplice ricorso al Tribunale amministrativo regionale in cui i legali della Santa Croce hanno chiesto in primo luogo l'annullamento dell'ordinanza del 29 gennaio 2018 del Comune di Canistro, con la quale si preclude l'accesso da parte di terzi alla vasca di calma di località Capranica, di proprietà della Santa Croce, per ragioni sanitarie, consentendolo solo al personale del Comune autorizzato espressamente dal sindaco. In secondo luogo, è stato chiesto l'annullamento della delibera di giunta comunale del 23 febbraio 2018 che autorizza la realizzazione di un acquedotto per continuare ad alimentare, con l'acqua minerale proveniente dalla sorgente Sant'Antonio Sponga, proprio le abitazioni di Di Paolo e parenti, in località «Case sparse», oltre che la clinica sanitaria privata Ini.