Sit-in davanti all’Emiciclo per le borse di studio

Oggi protesta degli studenti universitari che temono la perdita dei sussidi Tra i temi della manifestazione anche il futuro dell’ex caserma Campomizzi
L’AQUILA. Copertura totale delle borse di studio regionali e garanzie per la residenza universitaria pubblica Campomizzi. Sono le richieste degli studenti dell’Udu (Unione degli universitari) che oggi alle 13 daranno vita a un sit-in di fronte al Palazzo dell’Emiciclo, alla Villa comunale, in contemporanea con lo svolgimento della seduta del consiglio regionale. Il sindacato studentesco del capoluogo, insieme ai colleghi di Teramo e dell’associazione 360° di Chieti-Pescara, era già sceso in piazza il mese scorso per rivendicare i propri diritti. Sono più di 2.000, in Abruzzo, infatti, gli universitari che rischiano di restare senza borsa di studio, pur avendone diritto: di questi 350 solo all’Aquila, 1.409 nell’Ateneo di Chieti-Pescara e 282 a Teramo. In tutta la regione, gli studenti che hanno diritto alla borsa di studio sono 5.749; di questi, però, solo il 65% (3708 studenti) ne beneficia effettivamente, mentre gli altri 2.041 (più di uno su 3) sono al momento lasciati in un “limbo”. Non è chiaro, infatti, se e quando riceveranno i fondi, a causa del mancato stanziamento sul diritto allo studio da parte della Regione. Il rischio è che venga leso un diritto costituzionale: l’accesso agli studi a prescindere dalla condizione socio-economica di ogni studente. «Un diritto che la Repubblica, nella fattispecie le Regioni per loro competenza», spiegano i ragazzi, «si impegna a garantire». Una delegazione di studenti, per questo, lo scorso mese, è stata ricevuta dal sottosegretario della Regione Mario Mazzocca e dalla segreteria del vicepresidente Giovanni Lolli, che hanno assicurato un impegno su tutti i temi. Mazzocca ha garantito che la discussione sarebbe stata affrontata nel consiglio regionale di oggi. Tra i temi della manifestazione, anche il futuro della residenza universitaria aquilana, la ex caserma Campomizzi, «il cui futuro è incerto» secondo gli studenti, «a causa della firma, qualche mese fa, di un protocollo d’intesa che la riconsegnerebbe all’Esercito». Anche l’Adsu (Azienda per il diritto agli studi universitari) ha chiesto al Comune la convocazione del tavolo con il ministero della Difesa, l’Agenzia del Demanio e la Regione per definire e sottoscrivere il nuovo contratto che garantisca la presenza degli studenti nella residenza Campomizzi fino a quando non saranno disponibili le nuove residenze universitarie, già nel programma triennale 2018-2020.
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