Smaltimento veloce cause per evitare la chiusura

20 Dicembre 2016

Riprendono forza le azioni in difesa del tribunale che vanta ottime performance Tempi più veloci, nonostante la carenza di personale, grazie alla digitalizzazione

SULMONA. Pendenze dimezzate e rivoluzione telematica. Queste le carte su cui il tribunale sulmonese si gioca la partita della salvezza. Condannato a chiusura dalla riforma giudiziaria sui cosiddetti presidi minori, palazzo Capograssi resta un caso pilota in Italia per i progressi fatti a tempi record e con personale amministrativo ridotto all’osso. La chiusura è stata fissata per settembre 2018, dopo aver beneficiato di una deroga legata al sisma del 2009. Da allora si tenta la strada della negazione della nuova geografia giudiziaria, imposta dall’ultima riforma, che taglia i cosiddetti tribunali minori sotto la spinta di un presunto risparmio di costi. Tesi da sempre osteggiata dagli addetti ai lavori. Intanto, dopo le 16mila firme raccolte negli anni scorsi, sono andate avanti le azioni in difesa del tribunale sulmonese avviate dal gruppo di lavoro composto da avvocati, dipendenti di palazzo Capograssi e rappresentanti istituzionali. Alcuni di loro, come l’avvocato Elisabetta Bianchi (ora in consiglio comunale), avevano avviato anche uno sciopero della fame. Ma è nei numeri, che hanno visto azzerare pendenze e attese delle cause, che si riarma la battaglia in difesa del palazzo di giustizia. Il tribunale sulmonese è stato tra i primi in Italia ad attivare l’informatizzazione delle cause civili, attraverso il processo telematico, che ha concesso la riduzione del contenzioso. In sostanza, grazie all’innovazione tecnologica sono state smaltite molte più pratiche contemporaneamente, riuscendo a definire più velocemente le cause in corso. Un caso pilota e di studio per gli altri tribunali italiani, grazie anche alla “rivoluzione” avviata dal presidente Giorgio Di Benedetto, che si è circondato di sei giudici molto giovani. Resta un punto dolente, invece, quello della pianta organica degli amministrativi, ferma a 21 su 33 previsti e a solo la metà dei funzionari giudiziari (quattro su otto), con un sotto organico del 36%. Nonostante queste carenze, che allungano i tempi, il tribunale continua a vantare medie altissime di definizione dei procedimenti, con l’intera digitalizzazione del settore civile e – caso unico in Italia – le udienze in triplo schermo (giudice, avvocati e cancelliere). Le pendenze dei dibattimenti penali sono state ridotte del 51%; quelle del processo civile del 31% e quelle del contenzioso ordinario del 41%. Il tutto nonostante il mancato rispetto da parte del Ministero – in contrasto con la legge – del turn over del personale amministrativo. Cosa che fiacca alla base i tribunali condannati a chiusura. Palazzo Capograssi ha un ambito di 70mila abitanti che lo piazza al quarto posto tra gli otto della regione per estensione e al secondo in Italia per altitudine media. Sono 36 i comuni della giurisdizione, distanti fino a 121 chilometri dal tribunale dell’Aquila, con tempi di percorrenza da 46 minuti a quasi 3 ore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA