Snam tira dritto sulla centrale del gas

15 Aprile 2018

Avviso pubblico sulla Gazzetta ufficiale: «Opera strategica e indifferibile». Scattano 60 giorni per eventuali ricorsi

SULMONA. Scatta il conto alla rovescia per la presentazione dei ricorsi contro la centrale del gas. La Snam, infatti, tira dritto sull’opera di Case Pente e annuncia l’avvio dei lavori a due passi dal cimitero sulmonese.
Dopo aver incassato – il 22 dicembre scorso – il via libera all’impianto direttamente dal governo, la società del gas ha pubblicato in Gazzetta ufficiale un avviso. Dalla sua pubblicazione si contano i 60 giorni per i ricorsi al Tar che stanno predisponendo amministrazioni comunali, con quella di Sulmona in testa, associazioni ambientaliste e Comitati. Nel testo – che rimanda al decreto autorizzativo recepito dal ministero dello Sviluppo economico il 15 marzo scorso – si ricordano i consensi ottenuti. Primo fra tutti la pubblica utilità dell’opera della durata di cinque anni, riconosciuta dal decreto ministeriale, alla cui realizzazione si riconoscono i caratteri di «urgenza e indifferibilità». Poi la «conformità agli strumenti urbanistici», che in sostanza non prevede particolari accorgimenti nella realizzazione, se non le prescrizioni intervenute con la valutazione di impatto ambientale del 2011, dove si obbliga di interrare le tubazioni a quattro metri di profondità e a prevedere un’area verde tutta attorno alla centrale. Nel decreto si fa riferimento anche ai tempi della costruzione dell’opera, che dovrà cominciare entro due anni e terminare in tre, «salvo proroghe». Non solo, l’autorizzazione del Mise costituisce anche una «variante agli strumenti urbanistici e ai piani di tutela del territorio».
Dunque, a leggere il provvedimento, la battaglia legale sembra quasi impossibile, nel senso che i cavilli a cui appigliarsi sembrano pochi. Il fronte del no, però, non si arrende. È stata scelta la strada di un ricorso congiunto ad adiuvandum, cioè con gli altri Comuni (almeno una ventina) a sostegno del procedimento principale che sarà portato avanti da Sulmona, con l’avvocato Alfonso Celotto.
«Si lavorerà su vari aspetti, tra cui l’autorizzazione ambientale, la pericolosità dell’opera, la qualità dell’aria e non ultimo l’obsolescenza di un carburante contrario alle tendenze europee», ha detto il legale. I cardini giuridici su cui poggia il provvedimento sono tre: i vizi procedurali della conferenza dei servizi, la scadenza della valutazione d’impatto ambientale di durata quinquennale del 2011 e l’obsolescenza dell’opera a fronte delle nuove politiche energetiche dell’Europa. Sono ammessi contro il provvedimento anche ricorsi straordinari al presidente della Repubblica che prevedono il doppio dei giorni, che in questo caso salgono da 60 a 120.
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