Soldi per il provino con la Samp, condannato

4 Luglio 2018

Sette mesi di inibizione a Cima (ex ds rossoblù) denunciato alla Figc dalla madre di un giovane atleta

L’AQUILA. Un ex dirigente dell’Aquila calcio, che la scorsa stagione, sia pure per soli tre mesi, ha ricoperto l’incarico di direttore sportivo, Luigi Cima, di Nereto, è stato condannato dal tribunale federale della Figc, di Roma, all’inibizione per sette mesi.
Questo dopo la denuncia della madre di un giovane calciatore aquilano, da poco maggiorenne, che avrebbe versato (invano) dei soldi a lui per aiutare il ragazzo nella sua carriera calcistica: un provino con un club di A e la partecipazione al Torneo di Viareggio. Va subito detto, a scanso di equivoci, che L’Aquila calcio è del tutto estranea ai fatti.
Nel mirino, invece, c’è una squadra marchigiana, l’Ancona, al momento inattiva ma regolarmente affiliata alla Federazione, e un dirigente di quel club.
Il ragazzo si è fatto le ossa nelle giovanili dell’Aquila, dell’Ancona e di recente nel Benevento.
Ora è in cerca di un nuovo contratto. «Dalle audizioni delle parti coinvolte nel procedimento», si legge nella motivazione dei giudici, «è emerso che il Cima ebbe a percepire dalla signora una somma di 500 euro; in merito alle ragioni economiche che hanno determinato la mancata partecipazione del calciatore al Torneo di Viareggio e al provino con la Sampdoria egli ha dichiarato di aver saputo che la signora non aveva rispettato gli impegni con l’Ancona, ragion per cui non gli era stato concesso il nulla osta per il Torneo di Viareggio».
«Non vi è prova in atti», si legge ancora nella motivazione, «che supporti l’assunto del deferito e giustifichi le cause della mancata partecipazione del ragazzo al provino della Sampdoria. Acquisiti i fatti storici del passaggio di denaro tra Cima e la signora, la mancata partecipazione del calciatore al provino e alla sua mancata convocazione a Viareggio, non emergono elementi in grado di comprovare l’assunto del Cima secondo cui il suddetto passaggio di denaro avrebbe avuto causa nel rimborso delle spese di viaggio che il Cima avrebbe dovuto anticipare per favorire la sistemazione calcistica del ragazzo. Il comportamento tenuto dal Cima appare sicuramente contrario all’ordinaria e corretta condotta che un dirigente sportivo deve sempre tenere nell’esercizio della propria attività di rilevanza federale in quanto connotato dalla poca trasparenza e correttezza nei rapporti, tale da porsi in contrasto con i princìpi stabiliti».
La madre del giovane ritiene di aver versato una somma maggiore, ma una decisione in tal senso spetta al tribunale civile ordinario.(g.g.)
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