Solitudine e farmaci nelle new town in cui si può sparire

Viaggio nel Progetto Case, luogo senza punti di riferimento La psicologa: si dorme di meno e si sprofonda nella sfiducia
L'AQUILA. Chissà quante volte Pasqualina si sarà sentita persa e avrà pianto, sola, nell’alloggio all’ingresso 6B di via Anna Magnani, new town di Cese di Preturo. E quante altre si sarà domandata come disegnare il suo futuro, prima di far cadere lo sguardo sull’ultima bolletta della luce ancora da pagare. «Alessa’, per favore, mi presti 20 euro per pagare l’Enel?», «Certo che te le presto, per così poco…». Uno dei dialoghi che resterà impresso nella mente di Alessandro Ascierto, il vicino di casa con cui Pasqualina aveva forse più confidenza. E certe volte basta davvero poco per aiutare una persona a tirare un sospiro di sollievo. Gli investigatori che stanno ricostruendo le ultime ore di vita della giovane, non azzardano ipotesi. Non c’è stata «morte violenta», dicono.
GLI PSICOFARMACI. Ma Pasqualina intorno a sé, quando martedì i vicini di casa sono entrati insieme alle forze dell’ordine nell’appartamento dall’odore ormai insopportabile, aveva i farmaci che prendeva per curare la sua depressione. La ragazza era schiva, così la descrivono alcuni inquilini della palazzina di Cese di Preturo, uno dei quartieri più lontani dal cuore istituzionale e sociale della città, come una ramificazione estrema delle 19 che costituiscono L’Aquila di oggi, in cui i drammi della solitudine si moltiplicano in silenzio a sei anni dal terremoto. Giovani e anziani, famiglie e single alle prese con una nuova esistenza da ricomporre, traslochi, perdita di lavoro e di relazioni, una marea di carte da firmare, scadenze, “bollettoni” che piovono come condanne, e nemmeno più una bottega di vicinato dove comprare la mortadella e scambiare una parola. Una città fantasma, dove è difficile anche ricostruire vecchi legami di amicizia. Lo dicono da sei anni psicologi e sociologi: all’Aquila le patologie mentali legate al trauma del sisma sono aumentate, si dorme di meno, si acquistano più farmaci per la depressione e l’ansia, gli studi medici degli psicoterapeuti si riempiono. Ma è giusto, poi, ridurre tutto a una crisi depressiva collettiva post-sisma? Possibile che tutti i mali di questa città vengano dal terremoto?
LA PSICOLOGA. «Il sisma ha una grossa responsabilità, ma non è l’unica», spiega la psicologa e psicoterapeuta aquilana Adelia Visioni, «c’è un fenomeno diverso che attanaglia la società contemporanea: quello che lo psicologo sociale newyorkese Stanley Milgram definisce “dell'estraneo conosciuto”. Si vive nello stesso palazzo, ci si incontra, riconosci una persona perché la incontri magari da anni per le scale, ma non la conosci veramente. Un fenomeno che avviene non soltanto nelle grandi città, dove è comprensibile che accada, ma anche in piccoli centri urbani». Ma Pasqualina non era forse nemmeno circondata e protetta dalla sua famiglia. «In situazioni familiari di deprivazione delle relazioni affettive, vengono a mancare i punti di riferimento e allora la persona si lascia andare alla sfiducia”, aggiunge la specialista. E allora, che fare? Certo, qualcosa non ha funzionato: resta strano, ad esempio, il silenzio e la lontananza della rete assistenziale e dei servizi sociali.
I MALI DELLA CITTÀ. In questa città da ricostruire nell’anima e non solo nelle case manca empatia, non c’è attenzione verso la storia delle persone, che diventano numeretti da collocare in questo o quel quartiere provvisorio. Ne sa qualcosa la donna che si è vista l’ex marito violento, dal quale si era separata, prendere un alloggio a pochi metri dal suo nel progetto Case di Bazzano: ad assegnarlo erano stati gli uffici del Comune. Pasqualina viveva sola nell’alloggio al piano terra, è stata trovata riversa sul suo divano, con la televisione e le luci accese, da settimane non la si vedeva in giro. Nemmeno il suo cricetino ha resistito per tanti giorni senza cibo.
SENZA GUIDA. Secondo Ascierto, la ragazza era fragile: «A 24-25 anni si è ancora piccoli», dice, «a quell’età si ha bisogno di una guida». Chi guidava Pasqualina, da mesi senza un lavoro? L’ultimo impiego, da quanto Ascierto riesce a ricordare, è stato nel supermercato Oneprice dove faceva la commessa. Il supermercato ha chiuso e lei non è riuscita più a trovare altro. Viveva con una piccola pensione. Forse il giorno in cui la tristezza, e la sensazione di non poter trovare una via d'uscita si erano fatte più soffocanti, si è tirata fin sul viso la coperta dei pomeriggi sul divano e ha messo in bocca qualche compressa in più. Avrà acceso la televisione per dare al tutto un tocco di normalità. Ma c’è un modo per invertire la storia: non aspettare che una persona di 25 anni che ha sviluppato una tale disperazione vada a chiedere aiuto, come spiega ancora Vision: «Bisogna fare il contrario: sviluppare una psicologia di comunità, essere attenti alle storie di chi ci circonda, stabilire un contatto e una maggiore attenzione verso chi è solo». Insomma, vale la pena bussare a una porta una volta di più.
L’AUTOPSIA. La Procura ha affisato l’incarico dell’autopsia all’anatomopatologo Giuseppe Calvisi. Indagini del nucleo operativo radiomobile dei carabinieri.
Marianna Gianforte
©RIPRODUZIONE RISERVATA

