Sono 1.016 i migranti ospitati in 24 strutture

20 Luglio 2017

La Prefettura sta aprendo le buste con le domande per ospitarli

L’AQUILA. Sono 24 le strutture dislocate sul territorio provinciale che attualmente ospitano 1.016 migranti. In linea puramente teorica, sono 1.200 gli stranieri che potranno trovare accoglienza nell’Aquilano come stabilito nel piano nazionale di riparto dei richiedenti asilo e dei rifugiati per il periodo 2017-2017. Uno ogni 255 abitanti, considerato che la provincia dell’Aquila conta una popolazione di 306.701 residenti, ma il dato è suscettibile di revisione in base agli sbarchi effettivi e le necessità che il Governo si troverà a dover fronteggiare. Aspetti etici a parte, in relazione ai quali ognuno è libero di pensarla come vuole, è abbastanza evidente che i flussi migratori impegnano budget di una certa rilevanza.
LE CIFRE. A testimoniarlo sono le cifre stanziate: 35,03 euro al giorno per ciascun migrante di sesso maschile, perché per donne con bambini al seguito la cifra cresce ulteriormente. Tradotto in soldoni significa che in provincia dell’Aquila per il periodo compreso tra il primo agosto e il 31 dicembre (153 giorni), lo Stato prevede di spendere 6.431.508 euro. Cifra che per il 2018 passa a quasi 15 milioni e mezzo di euro. Ma c’è anche la possibilità di un «eventuale ricorso» si legge nel bando per la ricerca di soggetti che si candidano a gestire il servizio di accoglienza, «all’estensione nel limite del 50% dell’importo, calcolata nel biennio, in conformità a quanto previsto dal Decreto ministeriale 7.3.2017: 10.887.324 euro». Alla cifra di 35 ,03 euro giornalieri pro capite si arriva considerando diverse voci: costo del personale (13,35 euro), costo kit di ingresso (3,45); pocket-money (2,50), scheda telefonica (0,09), fornitura pasti (11,79), materiali per pulizie e smaltimento rifiuti (0,53), servizio barberia (0,42), servizio lavanderia (0,75), medicinali (0,34), trasporto (1,28), messa a disposizione struttura (0,53).
IL BANDO. I termini per partecipare all’ultimo bando, emanato dalla Prefettura dell’Aquila per individuare enti, associazioni e privati interessati, sono scaduti lo scorso 7 luglio. Hanno risposto in 28. Naturalmente le strutture “candidate” all’accoglienza devono possedere determinati requisiti, soprattutto quelle ricadenti nelle zone del cratere sismico. Chi le mette a disposizione deve garantire sicurezza (soprattutto sotto il profilo della sismicità), igienicità, salubrità, prevenzione incendi.
IN PROVINCIA. In provincia la situazione è abbastanza variegata. Nelle strutture temporanee di accoglienza del Comune dell’Aquila, sede di Progetto Sprar con numero di migranti inferiore alla quota stabilita nel piano nazionale di riparto, non potranno essere ospitati più di 264 richiedenti protezione, lo stesso numero di quelli attualmente presenti. Ci sono poi altri tredici Comuni che hanno manifestato l’intenzione di avviare un progetto Sprar articolato in una o due sedi, in relazione alla conformazione e al rapporto demografico del territorio. In attesa che venga reso noto il numero di posti necessari, e che siano adottati gli atti formali di avvio del progetto, in quei Comuni non potranno essere ospitati complessivamente più di 374 migranti. Si tratta di Alfedena, Barrea, Castel di Sangro, Pescasseroli, Scontrone, Roccaraso, Ateleta, Civitella Alfedena, Opi, Pescocostanzo, Rivisondoli, Rocca Pia e Villetta Barrea. Nel Comune di Sante Marie, invece, che pure ha manifestato l’intendimento di avviare un progetto Sprar, e dove è presente una struttura temporanea di accoglienza con 12 posti, non potranno essere assegnati richiedenti protezione internazionale per un numero superiore. Ad Anversa degli Abruzzi, Cerchio, Fontecchio, Fossa e Poggio Picenze, che attualmente non accolgono migranti e che hanno manifestato la volontà di aderire allo Sprar, potranno andare al massimo dieci persone.
LE PRECLUSIONI. Nel bando, naturalmente, sono contenute anche delle preclusioni. Le strutture temporanee di accoglienza, infatti, non potranno essere ubicate nei Comuni di Barete, Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Montereale e Pizzoli, colpiti dagli eventi sismici del 2016 e dello scorso gennaio, e nel Comune di Castel del Monte, che ospita una struttura Sprar. «In ogni caso», chiarisce il bando, «i gestori delle strutture si assumeranno il rischio di eventuali danni a persone o cose ove si accerti che la causa sia derivata da colpevoli omissioni, di ordinaria e straordinaria manutenzione dell’immobile». Le strutture dovranno consentire l’accoglienza differenziata sulla base della composizione dei nuclei familiari, del sesso, ed eventualmente secondo l’etnia e i paesi di provenienza degli ospiti. Le strutture devono essere situate nei centri abitati, oppure in località ben collegate da trasporto pubblico o privato.
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