«Sono invalida, non posso fare la bidella»

L’AQUILA. Una dipendente della Provincia ha presentato un nuovo ricorso in Appello (in primo grado è stato bocciato) per ottenere che l’ente la reintegri nel Corpo della polizia visto che è stata...
L’AQUILA. Una dipendente della Provincia ha presentato un nuovo ricorso in Appello (in primo grado è stato bocciato) per ottenere che l’ente la reintegri nel Corpo della polizia visto che è stata trasferita in una scuola con funzioni di bidella. Lavoro che non può fare per via dell’attestata invalidità, ora dell’80 per cento.
Infatti, visti i suoi problemi di salute, la donna, Giovanna Cattivera, ha difficoltà a svolgere i compiti manuali e pesanti che sono riservati ai collaboratori scolastici. Inoltre soffre di crisi depressive e, tra i suoi problemi acclarati di salute, c’è quello di non poter restare fissa al suo posto avendo delle specifiche e personali necessità. Ma questo cozza con il fatto che i collaboratori scolastici devono comunque assicurare la loro presenza continua per motivi di sorveglianza. Si fa presente che la scuola è un’elementare, la “De Amicis”, situata in via della Polveriera, alla Torretta, dove ci sono dei bambini da controllare.
Secondo il ricorso, presentato tramite l’avvocato Federico Cinque, finora ci sono stati degli accertamenti incompleti. «Attribuire alle amministrazioni come ha ritenuto il primo giudice», si legge nel ricorso, «il potere discrezionale di decidere quali posti vacanti mettere a disposizione e quali non, e, addirittura, quello di scegliere le modalità di copertura delle carenza di organico, ricorrendo secondo il proprio apprezzamento ai meccanismi di utilizzazione delle supplenze o anche delle mobilità contraddice l’impianto normativo da noi descritto». Nel ricorso, inoltre, si chiede, oltre al risarcimento di 50 mila euro, il reintegro nella polizia provinciale, in subordine si chiede di ordinare al Miur di indicare i posti vuoti negli uffici amministrativi aquilani in modo da esprimere una preferenza. Sono stati anche indicati otto testimoni che possono confermare queste affermazioni. Alla ricorrente era stata anche negata, inspiegabilmente, la possibilità di un comando di un anno al Comune dell’Aquila per fare il messo.
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