«Soprintendenza a Chieti, scelta illogica»

11 Gennaio 2019

L’avvocato Lopardi accusa i politici: triste che finora non si sia levata alcuna voce di dissenso

L’AQUILA. «Dietro alle incerte sorti della sede distaccata del Maxxi vi è una realtà dolorosa da tutti sottaciuta. L’Aquila, a seguito della cosiddetta “riforma Franceschini”, all’epoca ministro per i Beni culturali, è l’unico capoluogo regionale a non essere la sede della Soprintendenza unica archeologia, Belle Arti e Paesaggio, essendo stata trasferita a Chieti la centenaria sede aquilana, già retta da eminentissimi studiosi». Lo afferma l’avvocato Riccardo Lopardi, molto attento all’evolversi di queste tematiche.
«Tale scelta», aggiunge, «è stata assolutamente illogica perché, a parte il fatto che si sopprime un organo prestigioso, magna pars del patrimonio da tutelare è all’Aquila e nell’Abruzzo interno; per indorare la pillola è rimasto una specie di ufficio stralcio a scadenza, manco fosse una mozzarella, per L’Aquila e i Comuni del cratere, sicché il trasferimento di uffici e dipendenti viene diluito a breve, all’ormai prossimo 31 dicembre 2019. La, per di più, periclitante sede (distaccata) del Maxxi sarebbe servita a compensazione (di che, si possono scambiare le pere con le mele?), il triste è che nessuna voce, da quel che mi risulta, si è levata a protestare da parte della classe politica aquilana; anzi l’allora ministro Franceschini, in trasferta in loco, anziché essere contestato è stato riverito se non ringraziato dai nostri reggitori. Qualche voce di dipendente della sopprimenda Soprintendenza pare sia stata tacitata con la taccia di campanilismo puro. Eppure si trattava di sopprimere una entità già esistente dagli anni Venti del secolo scorso e che per logica doveva restare ove era, a prescindere dal titolo – sempre più svuotato di contenuto – di capoluogo di Regione. A fine dicembre del corrente anno consta vi sia stata se non una sollevazione una protesta da parte di dirigenti e studiosi contro la “riforma Franceschini”, una volta verificate le incongruenze, sicché sarebbe stato sollecitato l’attuale ministro Bonisoli di rivedere l’incauta riforma». «Cogliendo al balzo tale occasione», conclude, «urge tentare almeno di preservare l’attuale sede staccata aquilana della Soprintendenza Unica, magari assegnandole competenza anche per la provincia di Teramo, ciò, ovviamente, con una energica e unitaria iniziativa politica. Ritengo non vi sia altro da fare e che almeno debba emergere che la comunità aquilana è compatta in tal senso e, comunque, non intende accettare supinamente».
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