Sorelle ritrovate. Plagiate e tenute prigioniere: piano architettato dalla madre
La donna arrestata assieme al compagno e al nonno delle ragazzine: tutte le accuse
SULMONA
Plagiate per sprofondare nell’abisso. Con la mamma che giorno dopo giorno ha cercato di sviare le indagini tra finti pianti, dichiarazioni forti, denunce. Arrivando persino a sostenere che le sue figlie fossero morte, come le suggeriva, parole sue, il cuore di genitore disperato. Alisya e Sarah, 16 e 12 anni, non erano in fondo al lago di Barrea o nel dirupo di un bosco. Si trovavano dove lei, Valentina D’Acunto, 39 anni, le aveva spedite. Una casa popolare al civico 28 di via San Giuseppe Lavoratore a Formia (Latina). Chiuse per quindici giorni in una camera di pochi metri quadri, con l’obbligo di tenere le serrande abbassate e di non affacciarsi al balcone, con un piccolo bagno, due malridotte stampe con un Cristo e una Madonna, una statua di padre Pio, un ventilatore portatile. Uscivano da quella camera solo per il pranzo o la cena. Il resto delle ore a fare le prigioniere davanti a un televisore che continuava a parlare di una vicenda, la loro, che ha tenuto col fiato sospeso l’Italia. Segregate. Tanto che il procuratore Luciano D’Angelo e il sostituto Edoardo Mariotti contestano il sequestro di persona aggravato e in concorso alle tre persone finite in carcere: la mamma delle due sorelline, 39 anni, di Formia, il compagno Vincenzo Esposito, 46, di Torre del Greco (Napoli) il papà della donna e nonno delle sorelline, Marco D’Acunto, 62 anni, nato a Carpi (Modena) e residente nella città pontina. La donna è rinchiusa nel carcere di Teramo, i due uomini a Sulmona. Indagata Maria Sofia Di Russo, originaria di Fondi, 80 anni, l’anziana nella cui abitazione le due ragazzine sono state nascoste. Le accuse sono nelle 10 pagine del decreto di fermo della Procura di Sulmona. Dove vengono ricostruiti i dettagli di una vicenda terribile e insensata.
LA SCOMPARSA
La fuga delle adolescenti risale tra sabato 6 e domenica 7 giugno, tra le 2 e le 5 del mattino. Alle 11.15 arriva la telefonata al 112. Alle 14.20 di quella domenica Francesca Remondi, responsabile della comunità educativa Hope in via Colle Pizzuto a Civitella Alfedena, presenta una denuncia ufficiale ai carabinieri. Si pensa a un allontanamento volontario. Ma ben presto l’allarme esplode con forza. Si acquisiscono le immagini delle telecamere della videosorveglianza all’ingresso e all’uscita del paese. Scattano le ricerche.
IL VIDEO E LE AUTO
Alle 22.32 del sabato le due sorelle vengono avvistate per l’ultima volta, accompagnate da un ragazzo che aveva in mano un pallone, mentre si dirigono verso via della Vittoria. Da quel momento si perdono le tracce. Nei successivi video compaiono solamente tre vetture, due Fiat Panda e una Lancia Delta. Una viene “riagganciata” dalle telecamere nei pressi di Opi. Ma le auto non hanno nulla a che fare con l’allontanamento.
IL FIUTO DEI CANI
L’ipotesi del rapimento viene avvalorata dai cani molecolari impiegati nelle ricerche.
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