Sotto i ferri tre volte in 12 giorni, risarcita

20 Febbraio 2019

Alla donna 177mila euro per il taglio di un tratto d’intestino. Il giudice: condotta sanitaria imprudente

CELANO. Una condotta dei sanitari colposa e imprudente. Con questa motivazione il giudice del tribunale di Avezzano, Giulia Sorrentino, ha condannato la casa di cura “L’Immacolata” di Celano al pagamento di 177.785,82 euro in favore di una 50enne marsicana.
Un risarcimento per i danni biologici temporanei e permanenti, come stabilito al termine della causa civile di primo grado.
La donna, assistita dagli avvocati Gianna Contestabile e Berardino Terra, era stata ricoverata d’urgenza nel febbraio 2009 nel reparto di chirurgia generale della struttura sanitaria con diagnosi di coliche addominali. Il 5 marzo era stata sottoposta a un primo intervento chirurgico. Il 13 dello stesso mese aveva subìto una seconda operazione. Quattro giorni dopo era finita nuovamente in sala operatoria. Tre interventi in 12 giorni che avevano portato alla resezione di un tratto intestinale. Dimessa l’8 aprile, il 20 maggio era finita nuovamente in clinica, per essere in seguito trasferita al Policlinico Gemelli di Roma. I legali Contestabile e Terra, a sostegno delle loro tesi, si sono avvalsi di una perizia medico legale eseguita dal professor Mauro Arcangeli di Carsoli. Il consulente nominato dal giudice Sorrentino ha ritenuto «criticabile l’approccio chirurgico laparotomico con resezione intestinale posta in essere dai sanitari, senza prendere in considerazione eventuali opzioni conservative nel sospetto di una malattia di Crohn (malattia infiammatoria)». Lo stesso Ctu ha ritenuto «censurabile l’esecuzione di una ulteriore ampia resezione di intestino senza considerare i pregressi interventi anziché seguire la strada di una resezione a risparmio del tratto di intestino interessato dal processo infiammatorio, onde evitare l’insorgenza della cosiddetta sindrome dell’intestino corto». La condotta dei sanitari, conclude il consulente del giudice, è quindi «senz’altro da qualificarsi come colposa, e più in particolare imprudente in relazione alla scelta di eseguire plurimi interventi di resezione intestinale».
Il danno biologico permanente è stato liquidato in 143.311 euro, mentre in 16.170 quello temporaneo, per un totale di 159.481 euro, a cui si sommano gli interessi. (r.rs.)
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