Sottoservizi nelle frazioni, il caso di Bagno

5 Gennaio 2020

L’ex consigliere comunale De Paolis sollecita il sindaco: «Sant’Angelo va inserita tra le priorità»

L’AQUILA. L’ex consigliere comunale Tonino De Paolis con una nota chiede al sindaco Pierluigi Biondi e all’assessore all’Urbanistica Daniele Ferella che nella progettazione dei sottoservizi nelle frazioni prioritarie si tenga conto anche del borgo di Sant’Angelo di Bagno, l’unico paese nel territorio comunale praticamente già ricostruito. «Leggo sul Centro», scrive De Paolis, «la notizia di un primo finanziamento per l’avvio della progettazione dei sottoservizi nelle frazioni. La notizia è confortante se non fosse che a oggi le frazioni hanno accumulato un grosso ritardo sulla ricostruzione e ancora di più sul rifacimento dei sottoservizi. Nell’articolo si fa un elenco di borghi prioritari nei quali intervenire al più presto. Faccio notare però che manca Sant’Angelo di Bagno che avrebbe dovuto essere tra i primi a ottenere i sottoservizi visto che la frazione è stata ricostruita quasi per intero e a oggi sono più di 15 le famiglie tornate nelle case. Famiglie che, purtroppo, non hanno servizi: sono al buio, le strade sono dissestate, acqua, gas, telefoni sono rimasti quelli ante-sisma. Questa situazione dimostra in maniera inequivocabile che nel processo di ricostruzione gli interessi pubblici non li cura nessuno perché i tecnici incaricati devono pensare ai loro aggregati e il Comune non è stato in grado di seguire tutte le varie vicende che riguardano i servizi necessari alle comunità nel loro complesso. Infatti nessuno ha pensato a sistemare le strade, le piazze, il verde, l’illuminazione. Tutto è rimasto in balia del nulla. Eppure non era difficile riorganizzare i nostri borghi alzando il livello di vivibilità e qualità della vita. Per converso continua la ricostruzione di case che in parte rimarranno vuote se i paesi non saranno “appetibili” per chi vuole tornarci o andarci ad abitare. Nel 2014 provai a coinvolgere il presidente della giunta regionale dell’epoca affinché intervenisse con una legge regionale con la quale mettere a disposizione dei Comuni del cratere tecnici qualificati in grado di mandare avanti e coordinare interventi soprattutto per la parte pubblica. Rimasi inascoltato. Oggi che il Decennale si va chiudendo va preso atto che si è perduta un’occasione: non c’è stata una riflessione seria e obiettiva (e per quanto possibile non di parte) sulle cose fatte, sulle cose buone da mantenere e sugli errori da evitare per riprogrammare seriamente il futuro della città e del suo circondario», conclude De Paolis.