Spari per fermare un’auto, guerra di perizie
Gli esperti balistici della Procura ritengono che i colpi siano stati due. Quelli della difesa, uno solo
AVEZZANO. Due e non uno i colpi di pistola che hanno colpito al posto di blocco un’auto che non si era fermata all'alt. E' quanto emerso nel corso del processo a carico di cinque carabinieri forestali che si è tenuto ieri mattina al tribunale di Avezzano. Ipotesi smentita dal perito di parte secondo cui un solo colpo avrebbe raggiunto la macchina. Dopo essere state acquisite le testimonianze dei carabinieri intervenuti dopo l’episodio, in particolare quella dell'allora comandante del Nucleo operativo Marco Mascolo e di un altro militare, sono stati ascoltati davanti al pubblico ministero Lara Seccacini, il giovane che era alla guida dell'auto, A.C., difeso dall’avvocato Eleuterio Simonelli, e i due periti balistici della Procura. I colpi calibro 9, secondo la relazione esposta dai tecnici, erano due, e non uno come si riteneva precedentemente. Uno è stato ritrovato nell'auto, e un non è stato mai trovato, a parte un piccolo frammento. Il consulente balistico di parte, Davide Minervini, sostiene, nella relazione depositata, che uno dei colpi, quello di avvertimento, sarebbe stato sparato in aria, e l'altro comunque al di sotto dell'altezza uomo. Sotto indagine, dopo i fatti, erano finiti colui che avrebbe sparato, Fabio Cicchinelli, accusato di tentato omicidio e falso, oltre a cinque colleghi dell'allora Corpo Forestale dello Stato, Stefano Caringi, Irina Stecconi, Fabio Paris, Lino Lovallo, Silvio Tarquini, per falso materiale e ideologico. L’episodio risale al 12 maggio del 2012 quando un automobilista di 20 anni, alla guida di una Golf Volkswagen, non si fermò all’alt della Forestale e proseguì nella corsa. Il giovane venne accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e poi assolto. Secondo l’accusa vennero sparati due colpi con una Beretta calibro 9 contro la parte posteriore del veicolo da quattro e nove metri di distanza. Gli altri agenti finirono sotto indagine per «aver formato atti parzialmente falsi diretti all’autorità giudiziaria, sottoscrivendoli come verbalizzanti». Il difensore è l’avvocato Antonio Milo. Il processo davanti al collegio del tribunale di Avezzano è stato rinviato al 7 marzo prossimo con l'audizione di tre testi del Pm La questione chiave riguarda la traiettoria dei colpi. Secondo alcune posizioni sarebbero stati sparati in aria o indirizzati alla parte bassa dell’auto per colpire gli pneumatici. (p.g.)
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