Sparò e uccise un orso a fucilate, assolto

11 Aprile 2018

Accolte le tesi della difesa e del pm: il pensionato di Pettorano non voleva ammazzarlo, il colpo partito accidentalmente

SULMONA. Quella sera, quando vide l’orso a pochi metri di distanza, per paura indietreggiò, inciampando su un arbusto. Un movimento imprevisto che lo fece cadere mentre dal suo fucile partiva un colpo in maniera del tutto accidentale che colpì il plantigrado. Non c’era la volontà di sparare e tanto meno quella di uccidere l’animale. Una ricostruzione, questa, da sempre sostenuta dalla difesa che nessuno è riuscito a smontare nel corso del dibattimento: né il Parco, né le tante associazioni ambientaliste e neppure la pubblica accusa che alla fine ha chiuso la requisitoria chiedendo l’assoluzione dell’imputato per mancanza di dolo.
Il giudice, Marco Billi, non ravvisando l’elemento soggettivo nel comportamento dell’uomo, non ha potuto far altro che allinearsi, assolvendo l’imputato perché il «fatto non costituisce reato».
Si chiude con l’assoluzione piena di Antonio Centofanti, 65 anni, ex dipendente Anas in pensione, la lunga vicenda giudiziaria finita al centro delle cronache nazionali, e non solo.
«Non poteva esserci diversa conclusione e siamo soddisfatti che anche il pubblico ministero si sia allineato sulle nostre posizioni riconoscendo l’assoluta innocenza di Centofanti», ha detto l’avvocato Franco Zurlo che insieme al fratello Valentino ha difeso il pensionato, «d’altronde anche le varie perizie ci hanno dato ragione accertando che la morte dell’orso è stata causata da una peritonite e non dai colpi di fucile che l’hanno raggiunto».
Centofanti era finito sotto processo con l’accusa di avere ucciso a colpi di fucile un orso marsicano, ritrovato morto su una pista ciclabile a Pettorano sul Gizio nel settembre 2014. In quel periodo erano frequenti le incursioni dei plantigradi nelle campagne e nelle stalle di Pettorano, tanto che si formò un comitato cittadino che chiedeva l’allontanamento degli orsi, (ne erano stati segnalati tre), dal territorio comunale.
Furono tante le stalle e i pollai distrutti dagli orsi. Anche Centofanti non venne risparmiato. Tanto che quella sera di settembre, quando fu svegliato dai rumori che provenivano dal pollaio, si alzò dal letto e uscì imbracciando uno dei fucili che custodiva regolarmente in casa. All’epoca, nelle sue dichiarazioni spontanee, Centofanti disse che era uscito con il fucile per difendere la sua famiglia e che poi, trovandosi davanti l’orso, aveva avuto paura e indietreggiando era caduto facendo partire accidentalmente un colpo.
L’uomo aggiunse che solo al momento del ritrovamento dell’orso morto aveva capito che cosa era accaduto. Anche se in un primo momento aveva tenuto nascosto quell’incontro “ravvicinato” avuto con l’orso. Poi, davanti alle prove schiaccianti che emersero nel corso dei vari sopralluoghi e soprattutto dalle prove balistiche sui fucili, il pensionato messo alle strette dagli uomini del corpo forestale, decise di raccontare la sua versione dei fatti.
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