Spumador nel mirino dei clan: ora è sotto tutela del tribunale

L’azienda di bibite gassate ha uno stabilimento a Sulmona con 116 dipendenti. Sindacati preoccupati Lo scopo dei giudici: bonificare dalle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel settore dell’autotrasporto
SULMONA. Finisce in amministrazione giudiziaria per un anno, per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta, la Spumador spa, azienda di bevande gassate con un fatturato annuo superiore ai 200 milioni di euro, presente in Valle Peligna con uno dei cinque stabilimenti produttivi ditaliani. Il nome della Spumador, che dal 2011 è controllata dal gruppo olandese Refresco, era comparso già in un’inchiesta della Dda milanese, coordinata dai pm Sara Ombra e Pasquale Addesso, che nel novembre 2021 portò ad arrestare 54 persone. Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione autonoma misure di prevenzione del tribunale di Milano (giudici Roia-Tallarida-Pontani) al termine delle indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Finanza di Como, coordinate dal pm Paolo Storari, che hanno fatto emergere «un presunto meccanismo criminoso che puntava a ottenere il controllo totale delle commesse di trasporto della società», con sede nel Comasco. Controllo, spiegano gli investigatori, «ottenuto mediante reiterate condotte estorsive, aggravate dal ricorso al metodo mafioso, ai danni di dirigenti e dipendenti della committente, di fatto assoggettata al volere degli ‘ndranghetisti, che imponevano le loro condizioni economiche alla Spumador». I giudici hanno rilevato «una grave situazione di infiltrazione mafiosa nell’attività di impresa esercitata, perdurante dal 2018 sino ad oggi, che ha permesso a svariate società, riconducibili ad esponenti della ‘ndrangheta, di operare indisturbate nel tessuto economico, alterandone le regole della concorrenza e ottenendo così ingenti vantaggi». L’amministrazione giudiziaria avrà lo scopo di analizzare i contratti in corso nel settore del trasporto merci e a rimuovere rapporti con persone legate direttamente o indirettamente alle cosche.
Per il tribunale, tra il 2018 e il novembre scorso, ci sarebbe stato un totale «assoggettamento della società Spumador lle pretese estorsive della famiglia Salerni con modalità tipicamente mafiose» e «la direzione della società sarebbe stata «pienamente consapevole» ma «per lungo tempo inerte». Il provvedimento ha creato forti preoccupazioni anche nello stabilimento di Sulmona dove lavorano 96 dipendenti a tempo indeterminato e circa 20 stagionali. Nei giorni scorsi c’è stato anche un sopralluogo da parte di emissari olandesi del Gruppo Refresco. Preoccupati anche i rappresentanti sindacali che nella giornata di ieri hanno chiesto un incontro con la direzione dello stabilimento di Sulmona ricevendo rassicurazioni sulla solidità dell’azienda peligna e garantendo che «la vicenda giudiziaria non avrà alcuna ripercussione né sulla produzione né tantomeno sui livelli occupazionali». La Spumador è arrivata a Sulmona nel 2011 dopo aver rilevato lo stabilimento della Campari. Partendo con soli cinque dipendenti, l’azienda ha di anno in anno aumentato la produzione lavorando anche per conto terzi fino ad arrivare agli attuali dipendenti.
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