Spuntano la pistola e il fucile nascosti dopo l'omicidio di Tagliacozzo

13 Settembre 2015

Secondo gli investigatori la rivoltella è l’arma del delitto. Domani la convalida dell’arresto di Catalano e l’autopsia

TAGLIACOZZO. Completamente ricoperto di sangue ha caricato i figli, che aveva nascosto dietro un cassonetto, in auto. Con loro è rientrato in casa, si è spogliato e ha messo gli abiti in lavatrice. Poi ha preso la pistola, il fucile, i proiettili e li ha messi in un sacco. Quello poi ritrovato in un villino abbandonato non lontano dalla sua abitazione. Dopo qualche minuto sono arrivati i carabinieri che lo hanno bloccato e portato in caserma.

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È questa la ricostruzione dell’arresto di Pietro Catalano, 47enne romano residente abusivamente in una villetta della Piccola Svizzera, a Tagliacozzo. Catalano è in carcere con l’accusa di aver ucciso Marco Callegari, buttafuori ed ex pugile 46enne, romano che viveva a Tagliacozzo. Domattina è attesa la convalida dell’arresto. Le telecamere di sicurezza del consorzio e alcune che erano nella sua casa lo hanno immortalato al suo arrivo davanti ai cancelli della località residenziale, dove non riusciva a entrare in auto perché non aveva il badge necessario. Immagini che sono ora al vaglio del magistrato e che hanno permesso ai carabinieri di ricostruire il suo operato. Decine i militari coinvolti nelle indagini coordinate dal colonnello dei carabinieri a capo del comando provinciale, Giuseppe Donnarumma, partite dagli uomini agli ordini del comandante della Compagnia, il capitano Edoardo Commandè e supportate dal maggiore Cosimo Giovanni Petese, a capo del nucleo investigativo.

La svolta è arrivata con il ritrovamento di un fucile a canne mozze e una pistola calibro 7,65. Secondo gli investigatori, è l’arma con cui sono stati esplosi i colpi che hanno ucciso l’ex pugile.

A giorni arriverà anche il responso dell’esame che è stato fatto sugli indumenti e sul corpo di Catalano, per accertare se sia stato lui a sparare.

Nell’inchiesta ci sono quattro uomini romeni, indagati per omicidio volontario in concorso. Si tratta di B.A.M., 29enne, I.H. (33), difesi dall’avvocato Antonio Pascale; I.B.S. (32), difeso dall’avvocato Andrea Tinarelli e I.I.R. (30), difeso dall’avvocato Sonia Giallonardo. Sono stati sentiti per ore, fino a tarda notte. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Su disposizione del pm Vincenzo Barbieri alla fine sono stati denunciati per il reato concorso in omicidio volontario. Il pm non ha riconosciuto il pericolo di fuga. Si tratta delle persone che erano con Catalano qualche ora prima dell’omicidio. I militari li hanno riconosciuti nel video di sorveglianza di un bar della piazza di Tagliacozzo, dove hanno consumato caffè e acquistato birra. Al 29enne A.M.B., quando si è presentato in caserma ad Avezzano con gli altri tre ricercati, è stata notificata una misura di prevenzione di sorveglianza speciale, per reati commessi nella Marsica. Era già stato arrestato dai carabinieri, che lo ritengono responsabile di alcune rapine notturne agli anziani nella zona di Collelongo e Villavallelonga. L’uomo da poco è tornato dalla Germania, dove ha dichiarato di essere andato per lavorare. I.B.S., invece, è stato arrestato nell’operazione della polizia chiamata “Eldorado”, mirata a sgominare una banda di rapinatori che agivano con le modalità del film “Arancia meccanica”. A riconoscere i quattro, come presenti all’omicidio, è stato S.C., romano, arrivato in caserma a Tagliacozzo da Roma, scortato dai militari. È l’amico di Callegari e lo ha accompagnato all’appuntamento con Catalano. Particolare inquietante che emerge dalle testimonianze è che Catalano ha fatto scendere dall’auto i tre figli e il fratello 14enne della compagna e li ha nascosti dietro un cassonetto. Quando è finito tutto li ha fatti risalire in macchina. È ancora in coma, all’ospedale Umberto I di Roma, A.P., romeno 36enne. È stato colpito da una martellata di Callegari. Domani l’autopsia.

Magda Tirabassi

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