Spuntano le intercettazioni: «Mi ha chiesto la tangente. Che scroccone! Gli ho fatto trovare anche l’ombrellone già pagato»

1 Ottobre 2026

I dialoghi tra gli imprenditori Salzillo sul geometra Fontana:

«Vuole sapere pure se c’è l’aria condizionata. Si pensa che è l’albergo»

NAPOLI

«Gianfranco mi ha chiesto una mazzetta. Ha detto: “Fai tutto quello che vuoi, basta che devo guadagnare io. A me mi devi riconoscere qualcosa”». È il 21 giugno 2024, mancano pochi minuti alle nove della sera. L’imprenditore casertano Raffaele Salzillo, che non sa di essere intercettato dalla guardia di finanza, parla così al telefono con suo fratello Dante. Il giudice non ha alcun tipo di dubbio: il «Gianfranco» a caccia di tangenti è Gianfranco Fontana, geometra di Canistro, il capo di uno dei cantieri della Tav Napoli-Bari gestito dal consorzio di imprese Nacav.

La parola “mazzetta”, spiega il giudice Federica Girardi, suscita «il vivo entusiasmo» di Dante, che non sta più nella pelle: «Uh bello... proprio te lo ha detto lui». A quel punto suggerisce di mettere Fontana a «libro paga». Qualche settimana dopo, sempre al telefono, i due imprenditori «fanno, ancora una volta, esplicito riferimento a una dazione di denaro (2.000 euro) da elargire» al geometra. Tant’è che Raffaele «esorta Dante a non dimenticarsi di Gianfranco» e a fargli arrivare i soldi.

I rapporti corruttivi, secondo il giudice, emergono anche quando Dante paga a Fontana una vacanza di quattro giorni a Sessa Aurunca (Caserta), più nello specifico a Baia Domizia, comprensiva di alloggio e servizi, ovvero ombrellone e lettini, in uno stabilimento della nota località balneare. Spesa totale, 800 euro. La moglie dell’imprenditore commenta infastidita con suo marito le richieste di informazione avanzate dal geometra: «Fontana è nat psanton. Voleva sapere i posti letto. Se si doveva portare le lenzuola. Se c’è l’aria condizionata. Si pensa che è l’albergo».

È il 9 luglio 2025. I fratelli Salzillo commentano il fatto che Fontana si è presentato nell’appartamento di Baia Domizia con una persona in più rispetto ai posti letto disponibili. «Alla faccia del Carmine», sbotta Dante, «Gianfranco pure è scroccone eh?». «E certo che è scroccone», rincara la dose Raffaele. «Gli ho fatto trovare anche l’ombrellone già pagato», aggiunge il fratello.

Le critiche non finiscono qui. Il 14 luglio Dante e sua moglie si scambiano messaggi Whatsapp. Lei si lamenta del comportamento tenuto dalla famiglia Fontana che, spiega il giudice, «ha lasciato l’appartamento in disordine e in uno stato pietoso». La donna invia due foto: in una si vede il pavimento della casa, nell’altra sono immortalati un secchio e una scopa. «Quattro giorni non hanno mai spazzato a terra. Per non dire altro», osserva.

Lo stesso argomento finisce anche al centro di una successiva conversazione tra i due fratelli imprenditori. «Mi hanno lasciato l’appartamento sporco assai», dice Dante. «Madonna, i bicchieri buttati dietro i divani...».

Le intercettazioni in cui si parla di tangenti non si contano. Particolarmente significativa è ritenuta quella in cui Raffaele Salzillo racconta al fratello che Fontana si era nuovamente lamentato con lui, dicendogli di percepire un salario troppo basso a fronte degli incarichi affidatigli: «Ha detto: “Senti, io prendo poco di stipendio”». A tal proposito, prosegue il giudice, «lo stesso Raffaele ha prontamente rassicurato Fontana dichiarandosi disponibile, come sempre, a corrispondergli ulteriori dazioni di denaro». Cogliendo di buon grado la promessa dell’imprenditore di riconoscergli degli extra compensi (illeciti), il geometra si sarebbe detto pronto a favorire la Areco srl, ovvero l’azienda dei Salzillo, nei sub-affidamenti dei lavori e nei servizi sul cantiere. I due fratelli, quindi, sono concordi nel voler elargire con cadenza fissa denaro in favore di Fontana. «Secondo me lo dobbiamo mettere a stipendio al mese», propone Raffaele. Dante conviene su tutta la linea: «Tu lo sai che gli devi dire? “Gianfrà, quanto prendi di stipendio? Io ti do un altro stipendio”». Ma c’è di più. Le tangenti, nel piano degli imprenditori casertani, sarebbero state messe «fraudolentemente» a carico della ditta di cui Fontana era dipendente, vale a dire la Nacav, facendole confluire nei report periodici degli “Stati di avanzamento dei lavori” attraverso prestazioni mai erogate. Un illecito nell’illecito.