Stagione sciistica, timori per il rinvio dell’apertura

28 Dicembre 2020

Operatori in allarme per la mancanza di certezze sulla ripresa dell’attività E c’è chi avverte: «Il circo bianco per funzionare deve poter ripartire in blocco»

SULMONA. «Aprire gli impianti per poi richiuderli dopo 15 giorni non serve a nulla. A questo punto l’unica cosa da fare è concentrarsi sulla campagna di vaccinazione affinché l’Abruzzo possa tornare a essere zona bianca in modo da far ripartire l’intero sistema economico che ruota attorno al turismo della neve senza ulteriori blocchi».
Dopo la notizia di un possibile rinvio a fine gennaio, (così come suggerito dal Comitato tecnico scientifico) della riapertura degli impianti, finora prevista per il 7 gennaio, i gestori delle stazioni sciistiche di Roccaraso esprimono preoccupazione per i possibili danni che un’eventuale riapertura provvisoria seguita da una nuova chiusura potrebbe provocare a un sistema «che per funzionare deve ripartire in blocco».
«Il turismo invernale è una vera e propria fabbrica che per funzionare ha bisogno dell’apporto di tutti», afferma Gianmaria Fisco Del Castello, «non si può pretendere che aprendo solo gli impianti si riesca a risolvere ogni problema. Non è così, perché il sistema che ruota attorno al turismo invernale è fatto di delicati ingranaggi che devono funzionare alla perfezione affinché alla fine della stagione si possano avere risultati soddisfacenti dal punto di vista economico. Aprire giusto per aprire non servirebbe a nulla».
Su una popolazione di 15 mila residenti sono oltre 1,500 le persone che lavorano e percepiscono un reddito grazie al sistema turistico invernale. Ciò che ad oggi manca, secondo gli addetti ai lavori, è la decisione da parte degli organi preposti sul da farsi.
«Si tengono in sospeso le stazioni sciistiche e le stesse devono approntare piste con innevamento artificiale e diversi sistemi di sicurezza senza sapere se aver speso una barca di soldi servirà per garantire l’apertura delle stesse», affermano i responsabili della Dmc Alto Sangro. «Stesso discorso vale per le strutture ricettive che non sanno se ricevere prenotazioni oppure disdire le poche fin qui arrivate. Il “traccheggiare” ci danneggia più del Covid e più di una chiusura».
Intanto il sindaco di Roccaraso Francesco Di Donato interviene chiedendo alla Regione e al governo centrale ristori immediati per gli operatori del settore e proporzionati al fatturato degli ultimi anni.
«La montagna sta subendo un duro colpo, i danni arrecati al comparto sono ingenti e i ristori per tutti gli operatori del settore devono essere immediati e proporzionati al tempo effettivo di chiusura e alla media del fatturato dello stesso periodo degli ultimi tre anni. Le imprese, soprattutto quelle più piccole, non possono aspettare perché la situazione è ormai gravissima. È questo ciò che chiedo con forza al governo regionale e nazionale, in attesa che la curva epidemiologica consenta la riapertura di tutto il settore della montagna».
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