Stalking, giornalista patteggia 5 mesi

13 Aprile 2018

Parte lesa Santilli (Camera di commercio). La replica: è una vertenza di lavoro

L’AQUILa. La giornalista Monica Pelliccione, collaboratrice del Centro, ha patteggiato una pena (sospesa) a cinque mesi di reclusione, dinanzi al gip del tribunale per atti persecutori e diffamazione. Parte offesa il presidente della Camera di commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli, la coniuge e la segretaria dello stesso ente. Le indagini hanno portato a diverse contestazioni nei riguardi della giornalista. Tra le altre cose la Pelliccione era accusata di aver pubblicato sulla pagina Facebook della Camera di commercio, a nome di altra donna, un commento nel quale imputava a Santilli una «gestione personalistica dell’ufficio pubblico da lui diretto e di operare arbitrari licenziamenti del personale con la complicità della segretaria, definita, tra l’altro, «asservita, fedelissima, gelosa e accondiscendente».
Non si è fatta attendere la replica dei suoi avvocati Stefania Pastore e Paola Iacone. «Precisiamo», dicono, «al fine di limitare il pregiudizio a carico della stessa Pelliccione, che si è determinata a patteggiare la pena non perché si riconosca nei comportamenti che le vengono contestati ma al solo fine di uscire il più rapidamente possibile dal circuito penale ad ella totalmente estraneo e pregiudizievole. La scelta del rito alternativo al dibattimento è dunque una scelta esclusivamente tecnica motivata anche da ragioni legate alla professione della Pelliccione. L'intera vicenda trae origine da rapporti di lavoro intercorsi tra la dottoressa Pelliccione e il Santilli: nella fattispecie si tratta di incarichi come addetta stampa e comunicazione della stessa presso la Camera di commercio dell’Aquila, oltre ad altri rapporti lavorativi sempre riconducibili allo stesso. Va evidenziato che per quanto riguarda il rapporto di lavoro presso la Camera di commercio è sub judice l’intera vicenda al fine di accertare se vi siano state illegittimità nell’ambito del predetto rapporto di lavoro, sia con riferimento ad alcune presunte retribuzioni mai corrisposte sia per la corretta qualificazione del rapporto di lavoro».
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