Stop ai camion, il verdetto dopo 10 anni

28 Marzo 2020

Definita una singolare controversia che dà ragione ai cittadini di Bazzano contro il Comune per il passaggio di mezzi pesanti

L’AQUILA. Gli stessi giudici del Consiglio di Stato che solitamente sono avari di aggettivi nella sentenza di due giorni fa hanno definito la vicenda “singolare”. La storia è partita nel settembre del 2010, un decennio fa. Si è trascinata poi fra autorizzazioni, ordinanze, ricorso al Tar, sentenza di primo grado, ricorso in appello fino alla decisione definitiva del Consiglio di Stato che ha messo la parola fine alla vicenda dando ragione ad alcuni cittadini della frazione di Bazzano.
INTERCAPEDINI. Tutto questo spreco di tempo e soldi soltanto per decidere se su una strada, via delle Aie a Bazzano, potevano passare o meno camion dal peso superiore a 120 quintali. A tale passaggio si erano opposti i proprietari delle abitazioni che fiancheggiano la via perché c’era il timore che il peso eccessivo dei mezzi (si parla in particolare di betoniere che a pieno carico pesano ben più di 120 quintali) potesse far cedere la pavimentazione all’altezza di intercapedini – scavate fra il piano carrabile e le fondazioni degli immobili – realizzate per impedire all’acqua piovana di penetrare e creare problemi alle strutture murarie.
ORDINANZA. Ma non c’era solo questo. Quando i proprietari protestarono, il Comune, per tutta risposta, nel 2011, emise un’ordinanza per far eliminare le intercapedini che, secondo l’amministrazione, sarebbero state realizzate in maniera illegittima. La storia non è ancora finita: l’autorizzazione al transito di camion fino a 400 quintali era stata data per far passare mezzi diretti ai cantieri per la costruzione di alcune abitazioni durante il periodo dell’emergenza terremoto. I proprietari degli edifici sostenevano, al contrario del Comune, che via delle Aie non era la sola strada per arrivare a quei cantieri, ma c’era anche, un po’ più sopra, via Vasche di Bazzano. Inoltre, il limite di 120 quintali era stato posto proprio dal Comune qualche anno prima e pare che anche la realizzazione delle intercapedini fosse stata regolarmente autorizzata. Il Comune si è fatto forte del principio che quelle intercapedini erano state scavate su terreno demaniale e avevano di fatto precluso – se pur parzialmente – l’utilizzo della strada (a causa del divieto dei 120 quintali). Inoltre sempre il Comune affermò che via Vasche all’epoca non era transitabile per i crolli provocati dal sisma. Insomma, un intreccio incredibile. Va tenuto conto che il Consiglio di Stato ha deciso soltanto sull’ordinanza del 2011 (che chiedeva la rimozione delle intercapedini) e non sull’autorizzazione al transito di mezzi fino a 400 quintali visto che nel 2013 quell’autorizzazione era scaduta e quindi già 7 anni fa era cessata “la materia del contendere”. Nonostante questo proprietari, avvocati di parte privata e di parte pubblica, periti vari, giudici di primo e secondo grado sono stati impegnati per anni a “guerreggiare” perché il Comune ha continuato a sostenere le sue ragioni fino al Consiglio di Stato.
SENTENZA. I giudici nell’ultima sentenza, dando definitivamente ragione ai proprietari, hanno scritto fra l’altro che “ordinare l’eliminazione delle intercapedini dopo (e non prima di) aver autorizzato la deroga al transito di mezzi pesanti concreta una grave inversione procedimentale”. Le intercapedini quindi dovevano casomai essere tolte prima di autorizzare il transito di camion di peso superiore. Insomma, mentre si sta ricostruendo un’intera città con i ritardi sotto gli occhi di tutti si “guerreggia” per dieci anni a colpi di carta bollata per un’autorizzazione al transito.
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