Storico palazzo in vendita: ci vogliono oltre 5 milioni

L’appartamento nobiliare in pieno centro storico si estende per mille metri quadri Il marchese Fabrizio: «È un dolore immenso, costretto per problemi ereditari»
L’AQUILA. Il nome, Pica Alfieri, ben sottolinea le origini nobiliari del palazzo che affaccia su piazza Santa Margherita, in pieno centro. All’interno un lungo scalone in pietra introduce al primo piano dove affreschi, arazzi, antichi scrittoi in legno, pesanti tendaggi in velluto e lampadari in cristallo adornano le sale di rappresentanza. Un balzo indietro di tre secoli, esattamente al 1785, quando grazie al matrimonio tra Eusebia Alfieri e Giannantonio Pica, erede di una blasonata famiglia aquilana, il palazzo prese il nome di Pica Alfieri. Inaugurato nel 2018 dopo i lavori di ristrutturazione post sisma costati 8,3 milioni di euro, oggi il piano nobile del palazzo (il primo piano) è in vendita: «Nel cuore del centro storico dell’Aquila, eccezionale appartamento nobiliare di quasi 1.000 metri quadrati. Prezzo: 5 milioni e 200mila euro», recita l’annuncio. «Costretto a vendere per problemi di divisione ereditaria», ammette il marchese Fabrizio Pica Alfieri, «per me è un grande dolore».
EDIFICIO SIMBOLO
Gioiello di fine ‘400 e capolavoro dell’architettura barocca, palazzo Pica Alfieri è considerato la principale dimora storica del centro Italia: conserva ancora oggi tutta la bellezza del progetto del grande architetto romano Carlo Fontana, che lo ristrutturò nelle forme attuali nel Settecento. L’edificio sorge su una preesistente architettura rinascimentale, il palazzo del Conte di Montorio, nel quale soggiornò anche la regina Giovanna d’Aragona nel 1493. Successivamente, il palazzo passò nelle mani di Pompeo Colonna e divenne residenza ufficiale del tesoriere dell’Abruzzo. Nel Cinquecento ospitò, per un breve periodo, la governatrice dell’Aquila Margherita d’Austria, prima del trasferimento a palazzo Margherita che dista appena qualche metro. Nel 1685 il palazzo, allora di proprietà di Maffeo Barberini, venne acquistato da Ludovico Alfieri per 1.700 ducati. Fu distrutto dal terremoto del 1703 e successivamente riedificato nelle fattezze attuali.
IL RESTAURO POST-SISMA
Il 29 settembre 2018 lo storico palazzo ha riaperto al pubblico dopo un accurato restauro eseguito sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Beni architettonici. Una riapertura che ha sancito anche un nuovo concetto di fruibilità della struttura, dove si sono tenuti eventi culturali, concerti, mostre e presentazioni. La parte più ricercata del piano nobile è sicuramente la sontuosa e bella camera nuziale, preceduta dall’ampio salone di rappresentanza con il maestoso camino fastigiato. Ma è nella grande e spaziosa galleria “Marchesa donna Evelina”, madre di Fabrizio Pica Alfieri, che si percepisce l’importanza storica di questo immobile. Unica in tutto il centro Italia, è uno spazio immenso, a doppio volume: alta quasi 11 metri, è illuminata da 13 finestre su due lati, che occupano metà della facciata. Accanto agli ambienti dedicati di rappresentanza, si trovano un appartamento con accesso alla loggia, la cappella privata con il secondo appartamento e il terzo appartamento indipendente su tre livelli con balcone panoramico.
LA VENDITA
L’annuncio della vendita di Palazzo Pica Alfieri, che ha ospitato di recente feste e visite in occasione delle aperture al pubblico, ha destato curiosità in città. «Luogo eletto da sovrani, principi e alti dignitari ecclesiastici, l’impianto originario ha origini quattrocentesche» si legge nell’annuncio «completamente ristrutturato con un lungo e imponente lavoro di consolidamento, è stato restituito alla città in tutta la sua magnificenza nel 2018». E, ancora: «L’imponente facciata cattura il punto di vista sulla piazza con il magnifico doppio portale, enfatizzato dalle quattro colonne doriche che sorreggono il balcone, unico tra gli edifici storici cittadini. L’ampio Scalone d’onore ricorda le architetture dei grandi palazzi romani, palazzo Farnese in primis». A confermare l’intenzione di cedere parte dello storico palazzo, tra i più belli e antichi dell’Aquila, è lo stesso marchese Pica Alfieri: «Sono costretto a vendere», dice con amarezza, «per problemi di divisione ereditaria. Ho provato in tutti i modi a restituire una nuova vita al palazzo, dopo la ristrutturazione post-sisma, a farne in centro culturale e di aggregazione. Volevo creare una Fondazione, per mantenerlo in vita e fruibile. Non è possibile, a questo punto, che io debba ricomprare la quota di mio padre. È un bene identitario, per me è un dolore immenso, sento tutto il peso della mia posizione. Tutto ciò, anche per il totale disinteresse delle istituzioni cittadine».
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