Strada killer, una lunghissima scia di sangue

Tante le vite spezzate sullo stesso tracciato. Torna l’urgenza di una messa in sicurezza della Cintarella
ORTUCCHIO. Le strade del Fucino, e in particolare la Cintarella, sono sempre più spesso teatro di incidenti mortali. Nel dicembre del 2012 Alessandro Giancarli, dipendente di Telespazio, morì mentre andava al lavoro. La sua auto sbandò sul ghiaccio e finì in un canale del Fucino. Nel 2015, sulla stessa strada maledetta oggetto nel tempo di tante battaglie per la sua messa in sicurezza, perse la vita di Marco Di Nicola, 51 anni, altro dipendente del centro spaziale nel Fucino. L’incidente avvenne a quattro metri dal sito. Tanti sono stati negli anni gli schianti avvenuti lungo le strade del Fucino. Nel luglio 2013, a Pescina, un imprenditore marsicano, Carlo Ranalli, di 58 anni, titolare di un distributore di benzina e di un autolavaggio, morì finendo con il suo trattore in un canale, mentre era intento a caricare dell’acqua per irrigare. Poco meno di un anno dopo, nel marzo del 2014, Fortunato Onofri, 80enne di Gioia dei Marsi, finì con la sua auto in un canale: con lui viaggiavano due donne, la moglie e la nipote. Vennero tirate fuori dall’acqua da un operaio che passava di lì. Sempre a marzo del 2014, due marocchini vennero trovati morti in un’auto finita in un pozzo per la raccolta delle acque a Cerchio. Incidenti gravi o mortali – l’ultimo dei quali avvenuto a luglio scorso tra strada 30 e strada 27, e costato la vita a un bracciante di 33 anni – che riaccendono periodicamente i riflettori sulla necessità di dotare alcune arterie del Fucino, come la Cintarella, di guardrail e illuminazione adeguata. (e.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

