Stranieri a scuola, l’integrazione è un caso

GIOIA DEI MARSI. Il caso di Gioia ha aperto un dibattito che travalica il mondo della scuola. La decisione del papà di una alunna, unica italiana in una classe con 7 stranieri, di trasferirla in un’a...
GIOIA DEI MARSI. Il caso di Gioia ha aperto un dibattito che travalica il mondo della scuola. La decisione del papà di una alunna, unica italiana in una classe con 7 stranieri, di trasferirla in un’altra scuola è solo il risultato di un processo sociale con cui bisogna fare i conti anche per quanto riguarda le nuove generazioni. In molti comuni della Marsica, infatti, si è arrivati già alla terza generazione e gli stranieri nati in Italia, che frequentano scuole del posto e che vivono la quotidianità di quella che considerano la loro terra, sono sempre di più. Anche nelle scuole. Per Marivera De Rosa, sindaco di Luco dei Marsi, comune da anni al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica proprio per la questione dell’immigrazione, «le iniziative di integrazione vanno fatte nella quotidianità, perché non c’è bisogno di iniziative particolari e di eventi speciali per integrare le varie culture. Per me i cittadini sono tutti uguali e non faccio distinzione tra stranieri, luchesi, marsicani e turisti». Per quanto riguarda le scuole, prosegue la De Rosa, «le attività di integrazione vengono svolte in modo ottimale. Ci sono buoni programmi di integrazione. Da questo punto di vista le scuole di Luco sono impeccabili. I bambini giocano e a scuola studiano insieme. E poi quello dei luchesi è un popolo ospitale». (p.g.)
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