Struttura in bilico da dieci anni

Dal nuovo parlamento si aspetta una legge per salvare il presidio giudiziario
AVEZZANO. Una battaglia che non è ancora conclusa quella per la salvezza del tribunale di Avezzano, il terzo della regione per numero di procedimenti. È salvo fino al 31 dicembre 2023 insieme a quelli di Sulmona, Lanciano e Vasto grazie a un decreto legge sulle “Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi”, che ha dato un’ulteriore boccata di ossigeno ai tribunali a rischio chiusura.
Tutto parte dal decreto legislativo del 7 settembre 2012 che prevedeva la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, con una nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero. Quando fu approvata, durante il governo Mario Monti, emersero numerosi punti critici dovuti alla soppressione di ben 667 uffici del giudice di pace, di 220 sezioni distaccate di tribunale e di 31 tribunali. Per l’Abruzzo, dove avrebbero dovuto chiudere quattro tribunali, ci fu la prima proroga per la questione sisma.
A distanza di dieci anni la riforma deve ancora essere applicata, ma ora più che mai si evidenziano i limiti di quel provvedimento.
Quella riforma, poi passata di mano al governo di Enrico Letta e, infine, entrata in vigore sotto l’esecutivo guidato da Matteo Renzi, rischiò in più occasioni di essere abrogata. Ma così non fu, nonostante apparve da subito inopportuna sia dal punto di vista tecnico che concreto. C’era addirittura stata anche un’iniziativa referendaria, partita proprio dall’Abruzzo e in particolare da Avezzano. Non arrivò però a centrare il risultato. Ora l’obiettivo è quello di cambiare quella legge, vecchia di dieci anni, che aveva disposto la chiusura dei tribunali sulla spinta dell’allora in voga spending review. Un risparmio che, almeno alla luce dell’esperienza delle altre regioni dove la chiusura si è concretizzata, non c’è stato.
La partita ora si gioca su due campi, uno politico, legato però a un parlamento che deve ancora essere eletto con il voto di settembre, e uno tecnico, riguardante la legge di iniziativa regionale parcheggiata da due anni in parlamento. Si tratta di una legge unanime del consiglio regionale presentata in Parlamento e che chiede di salvare i tribunali in via di soppressione dando la possibilità alle amministrazioni e ai territori di sostenere le spese di mantenimento di queste strutture, a costo zero per lo Stato.
Ciò non lascerebbe alcun alibi al Governo visto che il taglio era stato giustificato proprio per ragioni di razionalizzazione della spesa. Su questo si sta lavorando in attesa che venga eletto e si insedi il nuovo Parlamento. (p.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

