Studio rivoluzionario sui dispositivi ottici coinvolta l’Università

14 Gennaio 2021

L’AQUILA. In un semiconduttore di spessore atomico è possibile amplificare radiazioni laser grazie all’enorme risposta ottica non lineare fornita da tale materiale. È questo il risultato...

L’AQUILA. In un semiconduttore di spessore atomico è possibile amplificare radiazioni laser grazie all’enorme risposta ottica non lineare fornita da tale materiale. È questo il risultato straordinario di uno studio pubblicato su Nature Photonics, frutto della collaborazione internazionale tra Politecnico di Milano, Università degli Studi dell’Aquila, Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) e Columbia University di New York City (Usa).
Le future applicazioni tecnologiche di questo dispositivo sono innumerevoli e rivoluzionarie. Questi materiali innovativi giocheranno infatti un ruolo fondamentale nello sviluppo di una nuova tecnologia ottica bidimensionale (sottilissima) che potrebbe rimpiazzare i comuni dispositivi ottici tridimensionali del mondo macroscopico che ci circonda. Per esempio si potrà pensare di ricoprire con un semiconduttore bidimensionale un intero circuito ottico per ottenere un amplificatore integrato o persino realizzare un generatore di fotoni entangled su scale spaziali atomiche, rivoluzionando le attuali tecnologie volte allo sviluppo di computer quantistici integrati. Univaq ha giocato un ruolo importante in questa ricerca pioneristica attraverso la predizione teorica di questo fenomeno e la modellistica degli esperimenti condotti dalla dottoressa Chiara Trovatello e i suoi collaboratori nei gruppi di ricerca guidati dal professor Giulio Cerullo del Politecnico di Milano e da P. James Schuck, docente alla Columbia University di New York. Nell’Ateneo aquilano, la ricerca teorica che ha permesso l’ottenimento di questi risultati è frutto della collaborazione tra Andrea Marini (dipartimento di Scienze fisiche e chimiche) e Alessandro Ciattoni (Unità Cnr-Spin dell’Aquila). Lo sviluppo di questa ricerca all’Univaq è stato reso possibile grazie ai finanziamenti Miur ottenuti dal professor Marini nel 2017 tramite il Progetto per giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini”, conclusosi con successo lo scorso novembre.
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