Sulmona declassata L’allarme di Ronci: saremo emarginati

18 Maggio 2015

Lo studioso critica la delibera della giunta D’Alfonso: «Il taglio dei servizi causerà lo spopolamento del territorio»

SULMONA. Perdita di servizi sanitari, meno indirizzi scolastici e mobilità ferma al secolo scorso. È questo il risultato del declassamento di Sulmona e dell'esclusione della Valle Peligna dai progetti di sviluppo delle aree interne. In un solo colpo la delibera 290 della giunta regionale del 14 aprile scorso cancella le speranze di ripresa di un territorio dichiarato da anni area di crisi e mai diventato di fatto zona franca.

Il declassamento di Sulmona da polo di attrazione (centro d’offerta di servizi), a polo intermedio comporta la riduzione o la perdita di importanti servizi legati alla sanità, alla mobilità e alle scuole; l’esclusione dei Comuni della Valle Peligna e della Valle del Sagittario dai progetti delle aree interne provoca la perdita di fondi per la ripresa economica e lo sviluppo. Il documento della giunta D’Alfonso ricalca la classificazione nazionale 2014 del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, secondo cui, in un rigido schema, i Comuni vengono classificati come aree interne di cintura se il tempo per raggiungere il polo di attrazione non supera i 20 minuti; aree interne intermedie se il tempo è compreso tra 20 e 40 minuti; periferiche se si va dai 40 ai 75 minuti; ultra-periferiche se oltre i 75 minuti. Del resto, i primi effetti della perdita di importanti servizi sanitari, scolastici e di mobilità si riflettono già da tempo nei reparti ospedalieri declassati ad ambulatori, nelle caserme militari chiuse, nelle chiusure programmate per tribunale, uffici periferici di Asl, ministero delle Comunicazioni, presìdi di polizia e forestale. Lo studioso sulmonese Aldo Ronci, che dall’ottobre scorso segue la questione, torna a lanciare l’allarme. «Sulmona viene declassata nonostante abbia tutti i requisiti per essere Polo di attrazione», fa notare, «cosa che comporterà un progressivo depauperamento dei servizi essenziali». Nella stessa delibera la giunta regionale esclude i piccoli Comuni della Valle Peligna e della Valle del Sagittario dai progetti di sviluppo delle macro aree interne. «Se a ciò aggiungiamo la chiusura del punto nascita deliberata dal governatore D’Alfonso senza tener conto delle peculiarità del Centro Abruzzo, conformazione orografica, avversità meteorologiche e dinamica demografica», aggiunge Ronci, «sembra evidente che la Regione abbia in previsione per il territorio un disegno tendente all’impoverimento dei servizi essenziali, con conseguente peggioramento della qualità della vita, spopolamento e crescente emarginazione».

Federica Pantano

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