Sulmona, finisce in tribunale il caso degli agli in testa a Ovidio

L’avvocato Colaiacovo: "Bloccare la diffusione dell’immagine, non è rispettosa". Foto voluta da un’associazione per promuovere il territorio e le sue tipicità
SULMONA. Diffondere fotografie della statua di Ovidio con una corona di agli sulla testa al posto di quella di alloro è lesivo alla dignità e al prestigio del vate sulmonese. È quanto sostiene l’avvocato e giornalista Vincenzo Colaiacovo, il quale si è rivolto al giudice del tribunale di Sulmona chiedendo un provvedimento d’urgenza per impedire che le immagini facciano il giro del mondo. Sul caso, esploso nei mesi scorsi, il tribunale di Sulmona deciderà il prossimo 30 settembre.
A far scattare l’azione legale dell’avvocato sulmonese è stato un volantino diffuso a giugno dal Consorzio per la tutela dell’aglio rosso, in cui Ovidio veniva ritratto con il capo cinto da una treccia di bulbi di aglio. Secondo Colaiacovo quella immagine non sarebbe rispettosa della fama e del prestigio del Vate e recherebbe «un pregiudizio irreparabile e irreversibile all’immagine della città e a ogni cittadino sulmonese».
In città il caso ha acceso un dibattito, a tratti anche infuocato, tra chi ha condiviso le ragioni del ricorso e chi no. In particolare chi ha dissentito dalle motivazioni del ricorso dell’avvocato Colaiacovo ha ricordato che già in altre occasioni, come logo di eventi culturali o per spot televisivi, era stata usata l’immagine della statua del poeta. Addirittura l’inconfondibile profilo di Ovidio era finito su costumi da bagno e su altri gadget commerciali. «Ora bisognerà vedere su quali componenti culturali gli assertori dell’aglio sulla testa di Ovidio si poggeranno», afferma l’avvocato-giornalista dal suo sito web “Vaschione” «per ora si sono pronunciati contro questa orripilante abbinata persone e intellettuali come Lucia Arbace, direttrice del polo museale d’Abruzzo del ministero dei Beni culturali, e Claudio Magris. I fautori del nuovo messaggio e coloro che definiscono l’azione giudiziaria eccessiva rispetto all’argomento in discussione, rispondono alle vette in sormontate dei nomi di Franco Pingue, Pasquale D’Alberto e Fabbricacultura. In un caso o nell’altro nessun problema si deve creare per le adesioni e per i distinguo: ci penserà il giudice a dire se un cittadino si può rivolgere al giudice anche se non è il sindaco di una città per tutelare i beni artistici di quella città e dei cittadini presi uno per uno. E il giudice valuterà se la statua di uno dei maggiori poeti dell’antichità possa servire da sostegno di una corona d’agli».
Claudio Lattanzio
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