Sulmona, muore a 60 anni dopo l'influenza

27 Gennaio 2018

Salvatore Natale era arrivato in ospedale con un’infezione polmonare provocata da uno stato influenzale malcurato. Il decesso per choc settico

SULMONA. Un’influenza non curata bene che è degenerata repentinamente fino a provocare un’infezione polmonare che in poco tempo lo ha portato alla morte. Sarebbero questi i motivi alla base del decesso di Salvatore Natale, 60enne pratolano, che da una ventina di anni risiedeva a Sulmona per motivi di lavoro. L’uomo è morto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Sulmona dove era stato ricoverato in seguito a uno choc settico provocato dal virus influenzale che lo aveva colpito da una decina di giorni. Evidentemente il 60enne aveva pensato che si trattasse della solita influenza che sarebbe guarita in pochi giorni. Ma così non è stato. La febbre infatti ha continuato ad aggredirlo e il senso di spossatezza è diventato di giorno in giorno sempre più pesante. Fino a quando l’uomo, avvertendo difficoltà sempre maggiori nella respirazione e una forte tosse, ha deciso di recarsi al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona per sottoporsi a controlli più mirati. Dagli esami i medici hanno subito riscontrato lo choc settico già in stato avanzato, con incidenza particolare sull’apparato bronco-polmonare. Le cure intensive alle quali il 60enne è stato sottoposto sembravano aver placato l’aggressione virale che invece si è presto riacutizzata estendendosi all’intero organismo, tanto da costringere i medici a riportare il paziente dal reparto di Medicina a quello di Rianimazione. Ma a nulla sono valsi gli estremi tentativi dei medici per bloccare l’avanzata inesorabile dell’infezione che si era estesa ormai a tutti gli organi vitali, tanto che il suo cuore si è fermato per sempre.
Salvatore Natale era molto conosciuto sia a Pratola, sia a Sulmona dove insieme alla moglie aveva avviato un’impresa di pulizie che si occupava dell’igiene in edifici pubblici e appartamenti privati. Salvatore Natale lascia, oltre alla moglie, quattro figli (tre femmine e un maschio). L’ultimo saluto a Pratola, nella tensostruttura alle spalle del santuario della Madonna della Libera ancora chiuso per i danni provocati dal terremoto.
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