Sulmona sbarca sul mercato estero con l’acqua minerale
SULMONA. La città delle acque “gelide e ricche”, celebrate da Ovidio (Tristia), ha ora la sua acqua minerale. È infatti in commercio l’acqua “Maia” prodotta nello stabilimento Spumador-Refresco (ex...
SULMONA. La città delle acque “gelide e ricche”, celebrate da Ovidio (Tristia), ha ora la sua acqua minerale. È infatti in commercio l’acqua “Maia” prodotta nello stabilimento Spumador-Refresco (ex Campari). E i risultati sono già molto positivi, tanto che l’azienda, nel periodo febbraio-maggio, non ha chiesto la cassa integrazione. Anzi ha dovuto fare ricorso alla manodopera stagionale. I dati di luglio sono molto positivi, si prevede per il secondo semestre dell’anno la commercializzazione del prodotto anche all’estero. «Un altro importante obiettivo è stato raggiunto dopo gli impegni che azienda, Fai-Cisl e Uila-Uil hanno assunto», afferma Franco Pescara, responsabile Fai-Cisl Abruzzo e Molise, «non ultimo il rinnovo del contratto aziendale firmato a gennaio 2020. Le buone relazioni sindacali danno sempre ottimi risultati, la soddisfazione delle parti è sinonimo di crescita occupazionale e salariale. L’intenzione è quella di porre le basi per un’ulteriore crescita della produzione con risvolti positivi sull’occupazione con l’azienda che è sempre attiva nella ricerca di nuove commesse». Un nome, quello dato all’acqua minerale di Sulmona, che ha radici storiche. “Maia” è un nome mitologico che per le genti d’Abruzzo rappresentava la Dea Madre. Da qui il nome della Maiella, la montagna da dove sgorgano le acque che vengono poi imbottigliate nello stabilimento Spumador-Refresco. La produzione è stata fissata in 8 milioni di pezzi all’anno, ma dopo la risposta positiva del mercato, l’azienda sta già pensando di potenziare la produzione con un’altra linea. Questo nuovo progetto sta portando notevoli benefici anche ai livelli occupazionali in costante crescita dal 2012 quando la fabbrica fu rilevata dalla Campari che aveva deciso di chiudere lo stabilimento di Sulmona sviluppando altre strategie aziendali che non prevedevano l’utilizzo della fabbrica peligna. Si iniziò con cinque dipendenti e nel giro di otto anni si è arrivati agli attuali 90 con contratto a tempo indeterminato. Risultati che fanno sorridere anche i sindacati: «Gli impegni assunti tra Fai-Cisl, Uila-Uil e l’azienda all’avvio della produzione nel 2012 sono stati ampiamente superati», prosegue Pescara, «basti pensare al numero degli addetti. L’azienda conta, infatti, 90 dipendenti in pianta stabile e 10 stagionali». (c.l.)
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