Suoni e profumi per ritrovare una città che non c’è

21 Febbraio 2018

Gli alunni dialogano in un focus group per discutere di spazi «La delocalizzazione provoca disgregazione sociale»

L’AQUILA. I nostri luoghi nei suoni e nei profumi e in tanta bellezza
I ragazzi del Liceo delle Scienze umane e del Liceo Economico sociale del Cotugno hanno dialogato in un focus group, una tecnica di discussione tipica della ricerca sociale.
Questo metodo è stato scelto per esplorare atteggiamenti, vissuti emotivi e aspettative, tutto in clima di empatia. La discussione moderata a turno dai ragazzi stessi ha fatto emergere il loro percepirsi come generazione nei luoghi dell’Aquila.
«Lo spazio alla nostra età così importante è ancora uno spazio in via di ridefinizione. Tutto questo alimenta in noi un vissuto di defraudazione. Ci sentiamo defraudati di un luogo di aggregazione che ci impedisce di condividere la nostra quotidianità», così apre la discussione la prima ragazza.
Ciò che da subito emerge è dunque il riconoscersi in una generazione accomunata dal senso di vuoto lasciato dai crolli e dalla distruzione. A questo senso di vuoto, però, si oppone un forte desiderio di riempirlo con luoghi da vivere insieme. I discorsi si alternano con parole e messaggi che parlano di speranza e voglia di riscatto. I ragazzi poi tornano a descrivere il costante clima di smarrimento che li ha accompagnati per questi nove anni, privandoli di quelle abitudini che caratterizzavano la vita aquilana prima del terremoto. Nei discorsi, che escono spontanei insieme alle emozioni, i ragazzi sottolineano la fatica che si fa nel cercare di ricordare certi profumi aquilani: quell’odore invitante del pane fresco che si propagava per i vicoli del centro storico sin dal primo mattino. Qualcuno fa notare che raramente si ripensa al mercato in piazza Duomo, dove chi si era attardato con un genitore nei vari uffici, correva a comprare il pollo allo spiedo, accompagnato dal piacevole scroscio d’acqua delle nostre storiche fontane.
«Si è perso il senso di appartenenza alla nostra città a causa della distruzione degli spazi urbani», affermano gli alunni della classe IV del Liceo delle Scienze Umane ed Economico Sociale, «e una giusta ricostruzione non può non essere accompagnata da una valorizzazione delle aree verdi. Persino il frequentatissimo Parco del Sole è chiuso ormai da tempo».
«La delocalizzazione e il decentramento di tutte le attività hanno comportato una disgregazione sociale che si ripercuote sul singolo, il quale si sente non più cittadino, ma superstite», dichiara la studentessa Sofia De Marchi.
C’è nell’animo un turbamento, come un rumore di fondo, dato dal senso di rottura, di strappo, di perdita della prosecuzione e della condivisione della vita sociale.
«Viviamo il passato con nostalgia», precisa, «alimentata dai ricordi, dai racconti delle generazioni precedenti, che spesso sottolineano la differenza, tra loro e noi, in termini di stili di vita, di abitudini. Le loro legate al godimento degli spazi di vita nella loro gioventù, le nostre al senso di precarietà e di ridefinizione».
Tra il ricordo del passato e la speranza per il futuro, Eleonora Di Ubaldo conclude: «Sarebbe bello riavere le scuole a piazza Palazzo e a San Bernardino, un cinema in centro dove passare la serata dopo una passeggiata lungo il Corso ricco di palazzi storici di una bellezza che vorremmo ritrovare».
Grazie al continuo richiamo alle sensazioni e agli odori del passato, questi, via via discorrendo, vengono a legarsi alle immagini, che tornano più vivide che mai. Così i rumori e gli odori, sentiti e respirati una volta, ricompaiono tanto reali da non lasciarci più alcun dubbio sul fatto che col nostro vociare torneremo a riempire le vie della città, dove immagini, suoni e profumi non saranno più solo un ricordo, ma la nostra nuova realtà.
Valentina d'Aprile
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