Susanna Camusso a L'Aquila: «Innovazione al palo, no al numero chiuso nelle università»

Il segretario nazionale della Cgil alla manifestazione "110 anni senza solitudine" organizzato dalla Camera del lavoro
L'AQUILA. «Nei processi d'innovazione, il 20 per cento delle aziende corrono le altre rimangono indietro. Mentre constatiamo che il 25% per cento dei giovani italiani si ferma alla terza media». Così Susanna Camusso, segretario nazionale Cgil intervenendo alla manifestazione "110 anni senza solitudine" all'Aquila, in occasione dei 110 anni della fondazione della Camera del lavoro del capoluogo abruzzese. «Da una parte si parla di economia 4.0 - ha proseguito Camusso - dall'altra si afferma l'idea che non serve l'istruzione. Si registra insomma una cristallizzazione alla stagione precedente dell'alfabetizzazione di massa, in cui il sindacato ha avuto un ruolo importante. Del resto far studiare i figli per molte famiglie rappresenta una spesa non sostenibile. Eppure - ha spiegato ancora - tutti gli studi dicono che i luoghi di successo nel mondo sono connotati da un alto livello di istruzione. Eppure abbiamo uno dei migliori sistemi scolastici, nonostante le riforme sbagliate degli ultimi anni, e formiamo talenti che poi vanno all'estero, mentre cala nelle nostre università il numero degli studenti stranieri». Camusso ha sottolineato che «da questo punto di vista il numero chiuso alle Università è un grave errore. Dovrebbe al contrario passare il messaggio che noi torniamo a scommettere sui giovani».
La Camusso ha anche parlato della professione giornalistica, lavoro effettuato da giovani e giovanissimi che guadagnano meno di una colf a ore. «È un tema straordinariamente di interesse che in tanta parte dipende anche dalle scelte contrattuali che si devono fare. Un lavoro che non ha le professionalità non ha più decisioni di stabilità, poi porta all'idea che tutte le forme precarie siano possibili», ha detto il segretario nazionale della Cgil rispondendo alla domanda sui dati forniti dai vertici nazionali dell'Ordine dei Giornalisti sul precariato tra i giornalisti, secondo i quali 8 giornalisti su dieci non superano con i loro redditi la soglia di povertà. «In questo io credo - ha aggiunto Camusso - che anche la categoria dei giornalisti, come succede in quelle professionali, abbia un po' sottovalutato gli effetti di distanza che si andavano creando. Un tema che non riguarda solo la professione giornalistica, ma tutte quelle che hanno una funzione basata su principi di autonomia e libertà se non hanno una condizione di vita dignitosa, vengono meno anche le certezze democratiche della loro funzione».

