Sviluppo rurale al rallentatore: 500 agricoltori aspettano i fondi

La lunga lista d’attesa nel Fucino: nel 2018 elargita poco più della metà dei contributi richiesti Confagricoltura s’appella alla Regione: «Concentrare tutte le forze sulle istruttorie dei bandi»
AVEZZANO. Cinquecento agricoltori della provincia dell’Aquila, perlopiù dell’area Fucino, in lista d’attesa per i fondi del Piano di sviluppo rurale del 2018: finora la Regione, che ha accumulato ritardi per l’intero Abruzzo, nell’area più vocata all’agricoltura, dove è più forte la richiesta di sostegno, ha elargito poco più della metà dei contributi europei richiesti: 5.291.225,06 euro (il 60,75%) su un totale di 8.709.603, mentre su scala regionale la richiesta per l’anno 2018 è stata di 16.787.735 (pagato il 51,21%). All’appello, però, mancano anche gli aiuti del 2016 e del 2017, che ammontano rispettivamente al 9,14% e al 25,41% su scala regionale. Alla base dei ritardi le lungaggini burocratiche che fanno perdere risorse importanti per il settore agricolo. Criticità evidenziate a più riprese dagli addetti ai lavori. Per Confagricoltura, che ha sollecitato il riordino dell’assessorato all’Agricoltura, la nomina del nuovo capo dipartimento agricoltura (Elena Sico al posto di Antonio Di Paolo, in pensione) rappresenta un buon segnale, anche se ora si aspettano i fatti concreti. Fabrizio Lobene, presidente di Confagricoltura, porge il benvenuto al capo dipartimento, «nella speranza che», afferma, «dopo la presa in servizio voglia ascoltarci. Le sue conoscenze sulla politica comunitaria la potranno aiutare a risollevare le sorti del Psr, ma per invertire il trend occorrono fatti concreti e veloci». Agricoltori e imprenditori agricoli, in primis del Fucino, l’orto d’Italia, sono stanchi di lungaggini. «Gli agricoltori», sottolinea il direttore dell’associazione, Stefano Fabrizi, «attendono risposte, ma soprattutto i pagamenti delle tante pratiche arretrate. Suggeriamo al nuovo capo dipartimento di non fare nessuna riorganizzazione per il momento, ma di concentrare tutte le forze sulle istruttorie dei bandi destinati agli agricoltori e, soprattutto, per pagare gli arretrati delle misure a superficie, trasferendo le pratiche da istruire agli uffici periferici dove operano ancora dei funzionari in grado di dare manforte a quelli della direzione sommersi dalle pratiche».
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