Tabaccai controllori, debutto soft «Tutto in regola, clienti preparati»

Le verifiche obbligatorie del certificato non hanno creato problemi nel primo giorno di applicazione «In tanti arrivano già col codice a barre in evidenza, bisogna tornare il prima possibile alla normalità»
L’AQUILA. «Ormai la gente si è abituata, le persone mostrano il Green pass quasi volontariamente». Il primo giorno del lasciapassare obbligatorio per entrare in tabaccheria è passato senza creare troppi problemi, almeno è questa l’impressione che si ha sentendo i racconti dei tabaccai del centro storico.
come funziona
Molte attività, in effetti, erano già abituate all’obbligo di Green pass per i clienti. Ad esempio, i gestori di tutte le tabaccherie che condividono gli spazi con un bar o con una sala giochi, da tempo erano abituati a chiederlo. È il caso, ad esempio del Guerriero, all’incrocio tra piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele. Qui Eleonora Tocco, da dietro la mascherina, racconta che «nessuno ha creato problemi. Ho il cellulare a portata di mano e con il bar controlliamo il Green pass da parecchio. Magari per prendere un pacchetto di sigarette ci vuole qualche secondo in più, ma come primo giorno tutto è filato liscio». «Ci sono alcune cose che ancora non sono chiare», spiega Eleonora, «ad esempio come dobbiamo comportarci in caso di asporto, ma sono piccole cose che si aggiusteranno col passare del tempo». C’è chi, nei momenti più duri della pandemia, è stato letteralmente salvato proprio dall’asporto. È il caso della tabaccheria allo stadio Fattori intestata a Giacomo Giacomantonio. Qui Mattia Altarini racconta di quanto sia stato fondamentale, per l’attività di famiglia, avere una finestra verso l’esterno da cui poter far passare le merci senza entrare in contatto con i clienti. Per mesi lo stadio Fattori è rimasto inattivo a causa della pandemia, e per l’attività in cui lavora tutta la famiglia «è stata dura», racconta Mattia. «Ho trovato tutti disponibili», racconta Domenico Sparano della tabaccheria ai Quattro Cantoni, anche lui celato dietro la mascherina e al riparo dietro barriere di plexiglass. Molte tabaccherie si sono attrezzate con i distributori self service, quindi un eventuale cliente no-vax può evitare di entrare, almeno per comprare le sigarette. «Penso che noi aquilani siamo molto più abituati alle ordinanze rispetto agli abitanti delle altre città», racconta Sandro Nolletti della tabaccheria a piazza Palazzo. «Perché noi che siamo rientrati in centro abbiamo vissuto il terremoto e ci siamo dovuti adattare alla selva di ordinanze che arrivavano continuamente». Nolletti, in fondo, spiega un concetto semplice, che il rispetto delle norme è necessario se si vuole uscire dall’emergenza, dalla pandemia come dal terremoto. Sul bancone ha un foglio su cui segnare l’ora della verifica del Green pass dei clienti. «È solo l’ora, non prendiamo nomi, e anche se è una perdita di tempo, nessuno fa storie». «La maggior parte dei clienti arriva col Green pass già pronto», racconta anche Adelmo Giardini, della tabaccheria in corso Federico II, anche lui con il foglio con gli orari dei controlli sui Green pass. «In pratica, è quasi un controllo volontario, le persone arrivano quasi tutte già col cellulare in mano», spiega Roberto Pantaleo della tabaccheria nella parte bassa di piazza Duomo. «Pensavo che avremmo avuto più problemi, immaginavo che sarebbe stato difficile gestire più persone alla volta. Però alla fine tutto ha funzionato senza problemi». Anche nell’attività di Grazia Colantoni in via Persichetti il controllo del Green pass è ormai entrato nella routine, così come avviene da tempo nella tabaccheria del Cristian caffè a via XX settembre, vicino al Tribunale. Qui, per raccontare le sue impressioni, Gianluca Sacchetti è costretto a uscire da dietro una impenetrabile barriera in plexiglass.
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