Taccone, nuove polemiche sulla leggenda dimenticata

La statua del Camoscio d’Abruzzo da tre anni è abbandonata in uno scantinato L’assessore Amatilli: «Gli studenti del Liceo artistico ripareranno i danni»
AVEZZANO. Il nome di Vito Taccone ricordato in televisione durante la tappa abruzzese del Giro d’Italia e uno speciale sulla Gazzetta dello sport dedicato al Camoscio d’Abruzzo hanno riacceso i riflettori sul campione di ciclismo dimenticato dalla sua Avezzano. Tre anni fa la statua sistemata sul valico del monte Salviano e realizzata dall’artista rom Bruno Morelli venne rubata. Dopo poco tempo fu ritrovata dalla polizia, danneggiata. Da allora l’opera si trova in uno scantinato del municipio. Che fine ha fatto? Se l’è chiesto l’imprenditore Enrico Iucci con un post su Facebook: «A proposito di lavori pubblici pre-elettorali, mi domandavo che fine abbia fatto il monumento a Taccone».
Da qui un nuovo dibattito, visto che anche in passato ce ne sono stati (più volte il Centro si è occupato della vicenda legata al mancato ricordo di Vito Taccone). «È una ulteriore offesa a un campione immenso», commenta l’ex assessore Crescenzo Presutti, «lo hanno ricordato al Giro. Ad Avezzano la statua che doveva omaggiarlo si trova sepolta negli scantinati del Comune».
Sul caso è intervenuto l’assessore comunale allo Sport, Fabrizio Amatilli. «La statua è stata ritrovata ma a pezzi», ricorda il rappresentante della giunta, «l’autore ha chiesto per ripararla una cifra importante, al di fuori della nostra portata. Successivamente i fantastici docenti e studenti del Liceo artistico si sono offerti di ripararla praticamente gratis. E grazie alla loro generosità che la statua verrà rimessa al proprio posto come il nostro campione merita e con l’amore dei marsicani. Morelli non sarà escluso, potrebbe avere la supervisione del progetto».
Da tempo è in atto un braccio di ferro tra l’artista Morelli e l’amministrazione comunale. Morelli avrebbe chiesto diverse migliaia di euro per riparare il busto in bronzo e la bici che ricordano il Camoscio d’Abruzzo. «Caro assessore Amatilli», la replica del suo predecessore Presutti, «il ritrovamento della statua del Camoscio d’Abruzzo risale al giugno del 2014. All’epoca il sindaco, a nome della città e della Marsica, plaudì giustamente alla brillante operazione degli uomini della polizia di Stato di Avezzano e tutti noi tirammo un sospiro di sollievo, auspicando che il Camoscio tornasse lassù, sul nostro amato monte Salviano. Invece la statua, per ben tre anni, è rimasta sepolta negli scantinati del Comune, in attesa del restauro. Ricordiamo le polemiche tra l’artista Bruno Morelli che ha realizzato l’opera e l’amministrazione Comunale. Ma perché parlare di cifra fuori dalla portata del Comune? Sarebbe bastato risparmiare su staff o rimborsi vari per far tornare il Camoscio in vetta. La somma è la medesima del contributo elargito a una recente manifestazione».
(r.rs.)
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