Tanta voglia di Progetto Case

La richiesta arriva da 1.155 famiglie: chiediamo sicurezza e bassi canoni d’affitto
L’AQUILA. Sono 1.155 le famiglie che alla fine dell’anno scorso hanno prodotto domanda al Comune, a seguito di bando ad hoc, per prendere in affitto un alloggio del progetto Case. Un numero molto elevato che delinea «la crisi sociale che vive L’Aquila» per l’assessore all’Assistenza alla popolazione, Fabio Pelini, «e ci parla di un territorio ancora molto scosso dal terremoto, sia emotivamente che economicamente». A spingere i richiedenti a fare domanda, infatti, soprattutto i canoni bassi di affitto, ma anche la sicurezza di poter abitare in case antisismiche. «Con questa iniziativa chiudiamo il programma di mandato stilato nel 2012: è l’ultimo bando che regola l’assegnazione dei progetti Case» tiene a precisare l’assessore.
LE DISPONIBILITÀ. Delle quasi 1200 famiglie richiedenti, in realtà, molte meno potranno essere accontentate. «Il numero dipende dalla disponibilità che si crea di giorno in giorno», continua Pelini. «Ad oggi le Case disponibili sono appena una sessantina, sui 4.449 appartamenti delle piastre e i 1.204 map». D’altra parte sono un migliaio circa le persone dei territori colpiti dal sisma ospitate e molti gli aquilani che ancora non vedono ricostruita la propria abitazione dal 2009. Poi bisogna fare i conti con un centinaio di Case in manutenzione. Così i 19 quartieri delle news town, a oggi, sono in gran parte occupati. «Tuttavia, una parte dei terremotati dell’Alta valle dell’Aterno sta rientrando nelle proprie abitazioni», prosegue Pelini, «un’altra parte di Case tornerà a disposizione nel fisiologico rientro degli aquilani nelle proprie abitazioni».
LE GRADUATORIE. Per determinare chi potrà effettivamente ottenere un appartamento nel progetto Case bisognerà realizzare una graduatoria. «Nelle prossime settimane ci dedicheremo a studiare le domande presentate, che sono tantissime», dice Pelini. «Ci vorrà del tempo per fare la graduatoria e cominciare con le assegnazioni. Valuteremo in giunta con il sindaco l’opportunità di personale aggiuntivo per snellire le procedure e velocizzare le operazioni».
CHI HA FATTO DOMANDA. Il bando si riferiva a chi aveva la residenza di un anno nel Comune dell’Aquila o in qualunque altro Comune italiano e un reddito imponibile da zero a 40.000 euro l’anno. «Tra i richiedenti c’è un po’ di tutto: famiglie che non riescono a sostenere i normali prezzi degli affitti del mercato immobiliare, giovani ancora nei nuclei familiari che vogliono la propria indipendenza, famiglie monoreddito, fragilità sociali, nuclei in formazione, nuove coppie», spiega Pelini. «C’è anche qualche nucleo che ha fatto domanda da Comuni limitrofi per ragioni di lavoro o di studio: da Scoppito, Tornimparte, Lucoli per esempio».
I PREZZI. Un’abitazione di 60 metri quadrati del progetto Case costerà tra 120 a 260 euro al mese, in base alle zone (il minimo ad Assergi, il massimo di Sant’Antonio). Un affitto calmierato, che risulta vantaggioso per molti.
LA CRISI. «Questa risposta ci parla sostanzialmente della crisi del territorio», prosegue Pelini. «In primis occupazionale. Quando non c’è lavoro la crisi sociale diventa esponenziale».
IL FUTURO DEL PROGETTO CASE. Alla luce dei numeri dei richiedenti, potrebbe essere valutata la politica sul futuro del progetto Case. «Sulla questione deciderà la prossima amministrazione, noi l’abbiamo utilizzato per questa nuova emergenza ed è diventato un punto di riferimento per tutto il centro Italia», conclude l’assessore. «Vanno anche tenuti in conto i problemi che in questi anni abbiamo avuto con le Case: in primo luogo il costo di gestione. Manutenere correttamente e funzionalmente quasi 6.000 alloggi, compresi i map, è un onere che quasi nessun Comune italiano avrebbe potuto sostenere agevolmente. A mio parere, il futuro di ogni piastra va definito, numeri alla mano, in maniera analitica, seria e economica, mantenendo un equilibrio finanziario: il Comune non può rischiare la bancarotta. Questo discorso si incrocia con il nuovo piano regolatore, di cui è stato fatto solo il documento preliminare».
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