Tanti artisti per l’addio a Pelliccione

22 Marzo 2018

Il ricordo del parroco di Valle Pretara: «Attraverso le tue opere hai mostrato il rapporto con Dio»

L’AQUILA. Circondato dall’affetto degli artisti aquilani, che hanno affollato la chiesa di San Pio X, il feretro del pittore aquilano Augusto Pelliccione, morto improvvisamente due giorni fa all’età di 79 anni, ha intrapreso l’ultimo viaggio.
Insieme alla moglie e al figlio, la chiesa del Torrione ha accolto un gran numero di esponenti della cultura e delle arti aquilane. Sui banchi, attoniti per una morte improvvisa, c’erano infatti pittori, scultori, scrittori, un intero mondo culturale che piange la scomparsa di una delle figure più interessanti della realtà aquilana.
Nella sua omelia, don Martino Gajda, parroco di Valle Pretara, ha iniziato raccontando una metafora partendo da Mirabelle, protagonista in un libro. «Lei era una ragazza cieca che tornava a vedere, ma riusciva a vedere solo immagini, non le persone». «Ecco, con Augusto noi eravamo così. Prima di conoscerlo eravamo ciechi, gente che aveva perso il significato profondo delle cose, e con lui abbiamo riacquistato la vista».
«Ricordo ancora», ha proseguito, «quante volte ci siamo incontrati a Valle Pretara con lo scomparso don Luca, quando mi dicevi che “Gesù è un sacco di cose”. Ti ricordo al lavoro con il cavalletto, ricordo quando hai dipinto l’Orto degli ulivi, la discesa agli inferi. Attraverso le tue opere mostravi il tuo rapporto con Dio e la tua testimonianza era fatta di gesti concreti. I veri artisti non muoiono».
Tra i tanti esponenti della cultura aquilana chi racconta episodi del passato, chi di averlo incontrato di recente dal corniciaio. «Per L’Aquila, quella di Augusto è una grande perdita».
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