Tasse, la preoccupazione delle imprese

Mari Fiamma (Api): «A dieci giorni dalla scadenza dei primi adempimenti nessun segnale dai politici»
L’AQUILA. Undici giorni alla scadenza. Tanto manca alla data che rappresenta uno spartiacque per le imprese aquilane, chiamate a restituire le tasse non versate dopo il sisma del 2009.
L’orologio gira «nel lassismo generale». A dirlo, a chiare note, è il direttore dell’Associazione piccole industrie (Api) della provincia, Massimiliano Mari Fiamma, che attacca la politica «latitante e inerme di fronte a un problema gravissimo, che rischia di mettere in ginocchio l’economia locale».
«Siamo a un passo dalle prime scadenze per la presentazione delle perizie e la politica continua a non dare segnali di vita mandando in fibrillazione tutte le imprese coinvolte e gli operai di queste che, nella migliore delle ipotesi, rischiano il posto», sottolinea Mari Fiamma, senza mezzi termini. «Saranno pochissime le aziende in grado di resistere, dopo la pioggia di promesse disattese, giunte da tutte le parti».
Il direttore dell’Api ne ha per tutti: «Il governo giallo-verde, forse facendosi forte del cieco consenso crescente, sta dimostrando un disinteresse addirittura più accentuato rispetto a chi lo ha preceduto: ad oggi, non si vede nemmeno l’ombra delle audizioni richieste al sottosegretario, Giancarlo Giorgetti». C’è, poi, il problema degli emendamenti. «Alla Camera sono stati ripresentati, ma a questo punto le speranze sono al lumicino, anche per la ventilata proroga che, a 11 giorni dalla scadenza dei primi atti della procedura di recupero, sembra possibile solo evitando la terza lettura al Senato, ma così vorrebbe dire far saltare del tutto l’azione parlamentare auspicata», fa notare Mari Fiamma. Insomma, ritardi che rischiano di costare al sistema imprenditoriale aquilano 76 milioni.
«Sarà forse più probabile affrontare la vicenda con una battaglia legale piuttosto che con una ragionevole trattativa politica per la quale i nostri rappresentanti appaiono del tutto impreparati o, peggio, disinteressati», suggerisce Mari Fiamma. «A 10 anni dal sisma non esiste alcun margine per stringere i denti, come spesso si chiede alle Pmi. Siamo al limite. Tra le aziende coinvolte sono già pronte procedure fallimentari, e concordati che provocheranno un crollo occupazionale senza precedenti».
Un ultimo appello Mari Fiamma lo lancia «ai neoeletti della Lega e ai “fantasmi” del Movimento 5 Stelle affinché ci smentiscano dimostrando di valere almeno la metà di quanto decantato in campagna elettorale».(m.p.)
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