Teatro, fine lavori nel 2023 A 150 anni dall’inaugurazione

10 Giugno 2020

Ciciotti (Beni Culturali): «In corso i collaudi che speriamo di poter concludere entro l’estate» Appalto da 16 milioni, i timori di intoppi sono rappresentati da possibili ricorsi di ditte escluse

L’AQUILA. Il 14 maggio 1873, con un ballo in maschera, venne inaugurato il teatro comunale, dal 1963 sede del teatro stabile dell’Aquila, poi teatro stabile d’Abruzzo (2000). Esattamente 150 anni dopo quella data, nel 2023, potrebbe tornare ad alzarsi il sipario all’interno di una delle strutture più care agli aquilani, gravemente ferita dal terremoto del 2009. A rivelarlo è l’architetto Augusto Ciciotti, direttore dei lavori per conto del Segretariato ai beni culturali, stazione appaltante. Una riapertura molto attesa, quella del teatro, soprattutto dopo la presentazione del restauro statico della struttura, avvenuta lo scorso anno. Proprio in quella occasione è stato mostrato alla città un fondale del palcoscenico risalente al 1820, rinvenuto durante i lavori, insieme ad alcune preziose decorazioni a rilievo sulle volte d’ingresso. Ma per la “prima” bisognerà aspettare ancora qualche anno. «Stiamo terminando il lotto da 10 milioni e 7.5000 euro. Sono in corso i collaudi: quello tecnico amministrativo e parzialmente quello statico. Entro giugno faremo le ultime prove di verifica e speriamo entro l’estate di chiudere questa fase», spiega Cicciotti. «Parallelamente stiamo lavorando sul nuovo progetto di completamento che riguarda l’impiantistica, la scenotecnica, le pavimentazioni, una parte di miglioramento sismico. Abbiamo bisogno concretamente di altri due o tre anni per poter concludere le opere. Entro l’estate contiamo di chiudere la progettazione definitiva, di chiedere le autorizzazioni ai vigili del fuoco e ai colleghi della Soprintendenza e poi cercheremo di avviare una procedura di gara per fine anno». Proprio per evitare ulteriori ritardi, si sta pensando anche di inserire nel disciplinare di gara una clausola che definisca una tempistica dell’esecuzione dei lavori piuttosto stringente. «Dovremmo concepire l’opera come prioritaria e quindi dare tempi stretti alla ditta che prenderà l’appalto, quasi lavorassimo in emergenza» continua il direttore. «In ogni caso è necessario almeno un anno per le opere. Quello che preoccupa di più, tuttavia, è la procedura di gara, poiché l’importo è molto alto, circa sei milioni, finanziati con delibera Cipe. Non sempre tutto fila liscio in questi casi: frequenti i casi di ricorsi da parte delle ditte concorrenti, che rischiano di portare via molto tempo». D’altra parte sono numerose le accortezze per il restauro di una struttura così preziosa: la sala presenta una platea a ferro di cavallo prospiciente un palcoscenico di circa 150 metri quadrati. I 57 palchi circondano la platea e sono divisi in tre ordini sovrastati da un loggione da circa 100 posti. Il foyer, denominato Sala Rossa, è affrescato ed è caratterizzato da uno scalone monumentale in marmo. Un edificio di grande valore storico, ma anche affettivo per gli aquilani. Proprio per questo si sta pensando a una data simbolica. «Ci auguriamo davvero», conclude l’architetto, «che la riapertura possa coincidere con i 150 dalla inaugurazione della struttura, avvenuta a maggio 1873». Certo, almeno inizialmente la speranza era poter anticipare i tempi. «La pausa da Covid-19 non ha aiutato» secondo il segretario regionale per i Beni culturali, Stefano D’Amico. «Stiamo cercando di garantire la massima professionalità. Sono stati coinvolti progettisti di grande esperienza, alcuni vengono anche da fuori regione e in questo periodo hanno avuto l’impossibilità di recarsi all’Aquila per definire gli ultimi aspetti del progetto». Insomma, il percorso da fare è ancora lungo, come lo stesso segretario ha spiegato nei giorni scorsi anche ai vertici del Tsa e in particolare al presidente, Pietrangelo Buttafuoco e al direttore amministrativo dell'ente, Giorgio Iraggi.
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